Dopo oltre vent’anni passati nell’ecosistema WordPress realizzando siti, offrendo consulenze, seguendo l’evoluzione della piattaforma, ogni tanto mi chiedo se è WordPress sia ancora la scelta migliore per un nuovo progetto.
Questa domanda non nasce da insoddisfazione personale. WordPress continua a funzionare, continua a essere aggiornato, continua a dominare il mercato e continua a essere richiesto. Ma il panorama intorno è cambiato. Sono emersi nuovi strumenti, nuovi approcci, nuove possibilità.
I clienti spesso chiedono espressamente WordPress. Anche perché, per molte persone, quel termine è ormai da tempo diventato sinonimo di sito web. Oggi però, nel 2026, siamo così sicuri che questa sia sempre la scelta giusta?
In questo articolo cerco di rispondere a questa domanda. Non è una critica a WordPress. Sarebbe ipocrita da parte mia dopo due decenni di lavoro con questo Content Management System. È piuttosto un tentativo di analizzare dove ci troviamo nel 2026: cosa funziona ancora, cosa è cambiato, e soprattutto cosa conviene davvero usare per i diversi tipi di progetto.
Dopo il ”WordPress Drama“
WordPress è utilizzato da circa il 43%di tutti i siti web. Quindi, parlare di crisi o di abbandono è del tutto fuori luogo.
La seconda metà del 2024 però, ha generato uno scossone e introdotto un elemento di incertezza che prima non c’era. A settembre, durante il WordCamp US, è esplosa la disputa tra Automattic e WP Engine che ha mostrato qualcosa di scomodo: l’ecosistema WordPress ha un single point of failure. Matt Mullenweg, che controlla sia Automattic che l’infrastruttura di WordPress.org, si è trovato in un conflitto con WP Engine sull’uso del marchio e sul contributo alla comunità. La situazione è esplosa fino al blocco dell’accesso di WP Engine agli aggiornamenti dei plugin su WordPress.org, trasformando di fatto l’infrastruttura condivisa in un’arma contro un hosting importante. Sono poi seguite azioni legali.
Al di là dei meriti delle parti coinvolte, questo episodio (noto come “WordPress Drama”) ha rivelato un rischio che molti non avevano considerato: le decisioni di una singola persona possono avere ripercussioni, anche gravi, su un CMS utilizzato da milioni di persone.
In questo articolo non voglio affrontare e discutere i dettagli di questa vicenda, ma credo sia corretto considerare questo episodio quando si parla di scegliere una piattaforma per i prossimi anni. Il vero motivo per cui ho cominciato a guardarmi intorno non sono le preoccupazioni sorte dopo lo scoppio della polemica tra Matt Mullenweg e WP Engine, ma la curiosità di capire se, dopo tutto questo tempo, esista qualcosa di meglio e di più adatto a me e ai miei clienti.
I punti di forza di WordPress nel 2026
Prima di esplorare le alternative, vale la pena essere chiari su cosa rende ancora WordPress una scelta sensata. Perché, nonostante tutto, lo è ancora per molti casi d’uso.
L’ecosistema dei plugin: il vero vantaggio competitivo
WordPress non vince perché il miglior CMS del mondo. Alcune parti mostrano i segni del tempo e la direzione presa con Gutenberg ha diviso la comunità e ha spinto diverse persone a cercare alternative. Il vero vantaggio di WordPress non è la tecnologia, è l’ecosistema.
Ci sono oltre 60.000 plugin nella directory ufficiale su WordPress.org, più migliaia di altri venduti commercialmente. Qualunque sia la tua esigenza è probabile che qualcuno abbia già costruito un plugin per soddisfarla. Serve un sistema di prenotazioni? Ci sono opzioni mature. Vuoi aggiungere funzionalità di membership? Esistono soluzioni complete. Hai bisogno di aggregare contenuti da feed RSS? WP RSS Aggregator lo fa da oltre un decennio. Email marketing integrato? FluentCRM, MailPoet, SureContact. E-commerce leggero senza le complessità di WooCommerce? SureCart, FluentCart. L’elenco è praticamente infinito.
La quantità non è sempre un vantaggio. Nella pratica quotidiana, questa ampia scelta di plugin si traduce spesso in una perdita di tempo significativa. Devi leggere le descrizioni, confrontare le funzionalità, valutare se ci saranno conflitti con plugin già installati, capire se stai duplicando qualcosa che già esiste sul tuo sito. E poi c’è sempre il rischio di cadere in quella situazione di paralisi da analisi: quale plugin scegliere tra le cinque o sei opzioni apparentemente simili?
La realtà, che ammetto essere basata più sull’osservazione che su dati concreti, è che la maggior parte delle persone usa sempre gli stessi plugin di cui si parla ovunque. Yoast o Rank Math per la SEO. WooCommerce per l’e-commerce. Elementor come page builder. Contact Form 7 o WPForms. E così via…
Probabilmente si potrebbe rimuovere metà dei plugin dal repository ufficiale di WordPress.org e quasi nessuno se ne accorgerebbe. Il vero vantaggio non è avere 60.000 opzioni è avere soluzioni mature e testate per i problemi comuni. Quello WordPress ce l’ha ancora e forse non serve enfatizzare troppo il numero assoluto.
Questa grande varietà di soluzioni già pronte è il punto di forza di WordPress che le piattaforme più recenti non possono aggirare con scorciatoie. Forse è possibile costruire un CMS tecnicamente superiore in un paio d’anni. Ma è improbabile che si possa costruire in poco tempo un ecosistema di decine di migliaia di plugin che sono stati sviluppati nell’arco di due decenni. Ogni volta che qualcuno valuta un’alternativa a WordPress, prima o poi arriva a una funzionalità di cui ha bisogno e che, sulla nuova piattaforma o non esiste, o richiede sviluppo custom. È quello il momento in cui torna indietro.
Il vantaggio però non si limita alla quantità dei plugin. Sono milioni le persone e le agenzie che conoscono questo CMS, tantissimi gli hosting che offrono installazione con un click e siti come Stack Overflow contengono quasi 20 anni di risposte. E poi c’è l’ecosistema educativo: centinaia di blog, canali YouTube e community dedicate a insegnare WordPress gratuitamente. Quando sei bloccato a cercare di capire perché il sito non funziona, la risposta è quasi certamente già scritta da qualche parte. Con altri CMS la documentazione non è altrettanto vasta e spesso ci si deve limitare a quella ufficiale.
Hosting accessibile e dove vuoi
Non è complicato trovare un servizio di hosting sul quale poter installare un sito WordPress. L’offerta è molto ampia e, a volte, si tratta di fornitori focalizzati al 100% su WordPress, altre volte invece sono servizi di hosting generico che fanno leva sulla la popolarità di WordPress per finalità di marketing. Ma il punto è che hai scelta. Scelta di prezzo, scelta di posizione geografica dei server, scelta di livello di gestione.
Puoi scegliere un hosting con datacenter in Italia o nell’Unione Europea, rispettando le normative GDPR senza complicazioni. Confronta questo con soluzioni come Webflow, dove non puoi scegliere la posizione del server: il tuo sito viene distribuito su datacenter globali o addirittura extra-UE. Per molte aziende e professionisti italiani, questo è un problema non da poco.
Interfaccia in italiano e community locale
Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. WordPress è completamente tradotto in italiano, dalla dashboard ai messaggi di errore. La maggior parte dei plugin popolari ha traduzioni italiane. La documentazione, i tutorial, le risorse di apprendimento esistono e sono abbondanti anche in lingua italiana.
Soluzioni come Webflow e Framer, ad esempio, offrono l’interfaccia di amministrazione solo in inglese. Per un’agenzia o uno sviluppatore che lavora con clienti internazionali, non è un gran problema. Viceversa, per freelance e agenzie che lavorano esclusivamente con clienti italiani, oppure per clienti finali che non hanno grande dimestichezza con la lingua inglese, questo può rappresentare una barriera significativa.
Criticità di WordPress
Passiamo ora ad alcune delle criticità di WordPress, che sono appunto la ragione che spinge le persone a iniziare a guardarsi intorno e a considerare eventuali alternative a questo CMS.
I costi nascosti della manutenzione
Uno degli aspetti più ignorati e sottovalutati riguarda i costi di manutenzione di un sito WordPress, soprattutto perché c’è spesso uno scollamento enorme tra ciò che dovrebbe essere fatto e ciò che effettivamente viene fatto per mantenere il sito in condizioni ottimali.
In teoria, un sito WordPress ben mantenuto richiede:
- Aggiornamenti regolari del core, dei temi e dei plugin
- Rinnovo delle licenze per temi e plugin premium
- Backup frequenti e testati
- Monitoraggio della sicurezza
- Hosting adeguato alle esigenze del sito
Nella pratica però, molti utenti abbattono completamente questi costi ignorando la manutenzione. Usano solo plugin gratuiti (e fino a qui nulla di male). Acquistano plugin premium ma poi non rinnovano le licenze, perdendo gli aggiornamenti. Il sito viene aggiornato solo quando ci si ricorda, magari ogni sei mesi quando va bene.
Questo funziona fino a quando il sito si “rompe”. Un plugin obsoleto che crea conflitti. Un tema non aggiornato che non è compatibile con l’ultima versione di WordPress. Una vulnerabilità di sicurezza che viene sfruttata perché il sito non era stato aggiornato da mesi.
La manutenzione ha un costo, ovviamente. In termini di tempo, se il proprietario se ne occupa personalmente. O in denaro, pagando un professionista o un’agenzia per gestire aggiornamenti, backup e monitoraggio. A questi vanno aggiunti i canoni di rinnovo delle licenze e il prezzo di un servizio di hosting adeguato.
Giusto per fare un confronto, uno static site generator abbatte drasticamente questi costi. Se il sito è completamente statico, l’hosting può essere anche gratuito utilizzando servizi come Cloudflare o Netlify. Non ci sono aggiornamenti da gestire, non ci sono vulnerabilità di plugin da monitorare. Il costo è concentrato soprattutto nelle fasi di sviluppo iniziale.
Le soluzioni hosted come Webflow, Framer, Wix e Squarespace hanno invece un canone onnicomprensivo. Paghi un prezzo fisso mensile o annuale che include hosting, manutenzione, sicurezza, tutto. Non devi pensarci. È più costoso di un hosting WordPress base? Solitamente sì, ma include tutto quello che su WordPress dovresti pagare separatamente o gestire tu stesso.
Sicurezza e complessità
Il fatto che WordPress sia così popolare presenta anche alcuni svantaggi, come quello di essere uno dei bersagli preferiti per gli attacchi automatizzati verso i siti web.
Ma la popolarità non è il solo pericolo. L’estrema varietà di plugin, sviluppati da migliaia di team diversi con standard di qualità variabili, e la gamma di servizi di hosting (da quelli economici a quelli enterprise) rendono la gestione della sicurezza più complessa rispetto a soluzioni hosted completamente controllate da un’unica azienda.
Webflow, Squarespace, Shopify controllano l’intera infrastruttura e di conseguenza è poco probabile che le azioni del proprietario del sito possano compromettere la sicurezza del sistema. Viceversa, con WordPress il proprietario del sito ha maggiore libertà e, di conseguenza, anche quella di rendere il proprio sito più vulnerabile.
Anche gli static site generator offrono dei vantaggi in termini di sicurezza. Un sito statico, infatti, non ha database da attaccare, non ha form di login da forzare, non ha script PHP da sfruttare. È HTML servito da un CDN. Gli attacchi più comuni che vengono effettuati contro un sito WordPress, con un sito statico non hanno superfici su cui agire.
Infine, CMS meno popolari come Statamic o Craft, essendo meno popolari, sono presi di mira molto meno. Gli attacchi automatizzati cercano installazioni WordPress perché sono ovunque. È meno probabile che vadano a cercare CMS come Statamic perché il ritorno sull’investimento per sviluppare exploit specifici non vale la pena.
Questo non significa che WordPress sia insicuro per definizione, significa che richiede più attenzione e diligenza per essere gestito in modo sicuro. E questo ha un costo, che molti non considerano fino a quando non è troppo tardi.
Il dilemma: editor a blocchi VS i page builder
L’introduzione dell’editor a blocchi (Gutenberg) e del Full Site Editing ha suscitato forti reazioni all’interno della comunità WordPress. Ci sono utenti che lo hanno accolto e abbracciato come il futuro della piattaforma, uno strumento ideale per scrivere contenuti e personalizzare l’aspetto del sito. Altri, e mi ci metto anch’io in questa categoria, lo trovano molto comodo per scrivere articoli di blog, ma ancora ideale per gestire il layout completo del sito. E poi c’è una terza categoria che lo considera la peggiore cosa capitata a WordPress da quando esiste.
Questa frammentazione ha contribuito ad alimentare la proliferazione di page builder alternativi. Alcuni di essi, come Elementor e Breakdance, sono più indicati per gli utenti meno esperti: offrono interfacce drag-and-drop intuitive che anche utenti non tecnici possono padroneggiare con un po’ di pratica. Altri, come Bricks Builder ed Etch, sono più orientati ai professionisti e richiedono una comprensione più profonda di come funziona un sito e di come deve essere strutturata una pagina HTML, ma in cambio offrono maggior controllo e un codice più pulito.
Il punto principale da considerare riguarda però il fatto che, utilizzando un page builder, non stai più lavorando nel modo nativo di WordPress, ma attraverso una sovrastruttura che aggiunge la propria logica e i propri meccanismi.
Questo ha dei pro e dei contro. Da un lato acquisisci maggiore facilità di personalizzazione visuale e velocità nel costruire layout complessi. Dall’altro introduci una complessità aggiuntiva: un altro sistema da imparare, un’altra licenza da rinnovare, un altro potenziale punto di rottura quando vengono rilasciati degli aggiornamenti. E se un domani decidi di cambiare page builder o tornare a all’editor di default di WordPress, scoprirai che il contenuto è spesso legato allo strumento che hai usato per crearlo.
Non c’è una risposta giusta universale. Ma è una scelta che va fatta consapevolmente, ad esempio in base alla tipologia di progetto, alle tempistiche richieste e al budget disponibile per realizzarlo.
Performance di un sito WordPress
Un’altra critica che spesso viene mossa a WordPress riguarda le prestazioni, soprattutto su quei siti in cui si abbonda allegramente con l’installazione di plugin.
Può capitare di vedere siti WordPress ospitati su hosting molto economici che hanno installato WooCommerce per gestire lo shop, un page builder come Divi o Elementor più altri plugin per personalizzare il page builder e aggiungere funzionalità a WooCommerce. Non è un mistero che, in condizioni simili, il sito risulti lento. Il problema, però, in questi casi non è di WordPress. Sarebbe come incolpare un mulo perché non riesce a portare un peso di 10 tonnellate.
Il fatto che tu possa installare qualsiasi plugin su un sito WordPress: un learning management system completo, sistemi di membership, WooCommerce con tutte le sue estensioni, plugin per email marketing, sistemi di prenotazione, tecnicamente è possibile. Non è detto però che farlo sia un’idea brillante.
Ogni plugin aggiunge query al database, script JavaScript e fogli di stile CSS che devono essere caricati su ogni pagina del sito. Moltiplica questo per 30 o 40 plugin attivi (a volte anche di più) e ti ritrovi con tempi di caricamento pagina che fanno scappare gli utenti, per non parlare dell’impatto negativo sulla SEO.
Per questo motivo, in alcuni casi si preferisce adottare un’architettura multi-sito: il sito di marketing separato dal sito e-commerce, o il blog separato dalla piattaforma membership. Questo risolve il problema delle performance ma introduce complessità di gestione: ora hai due (o più) installazioni WordPress da mantenere, aggiornare, proteggere.
Il panorama delle alternative nel 2026
Quindi, se WordPress ha tutti questi aspetti critici, dove altro potresti guardare? Ho esplorato le alternative, non solo per curiosità ma per capire se esistessero opzioni praticabili per i tipi di progetto che realizzo abitualmente.
Static Site Generator
Gli static site generator sono molto amati dagli sviluppatori. Astro, in particolare, è uno di quelli in forte crescita, tanto che Cloudflare a gennaio 2026 ha acquisito il team che l‘ha sviluppato.
Il principio di funzionamento è piuttosto semplice: scrivi contenuto in Markdown, lo strumento genera file statici, e li distribuisci su Cloudflare Pages, Netlify o Vercel, spesso gratuitamente.
Il risultato finale è velocissimo. Niente database, niente PHP, niente patch di sicurezza da applicare. Solo file HTML serviti da un CDN.
Il problema? Non c’è pannello di amministrazione. Non c’è editor visuale. Stai modificando file in un editor di codice e facendo push su Git. Per sviluppatori che costruiscono i propri siti, questo è addirittura piacevole. Per clienti che devono aggiornare i propri contenuti? Lascia perdere. Passeresti più tempo a formarli che a costruire il sito, e comunque la maggior parte si arrenderebbe dopo il primo tentativo.
Ho utilizzato Eleventy e Astro. Sono strumenti eccellenti. Ma non sono sostituti di WordPress. Sono strumenti per sviluppatori che permettono di creare siti web. La questione non è se siano tecnicamente superiori (lo sono, in molti aspetti), ma se siano appropriati per il caso d’uso.
C’è però un aspetto interessante da considerare, e lo vedremo più avanti: molti clienti dicono di volere un CMS per poter aggiornare il sito autonomamente, ma poi nella pratica il sito non viene toccato per mesi o anni. In quei casi, uno static site generator potrebbe essere una soluzione più sensata rispetto a WordPress e più economica da mantenere.
Altri CMS basati su PHP
Dopo il “WordPress Drama” scoppiato a settembre 2024, molte persone hanno iniziato a guardarsi intorno e a cercare CMS e soluzioni PHP alternative a WordPress. Vediamone alcuni.
Statamic è costruito su Laravel ed è uno strumento molto piacevole da usare, soprattutto per gli sviluppatori o gli utenti più tecnici. Codebase pulito, pannello di controllo elegante, opzione di storage flat-file (quindi senza bisogno di un database) così puoi versionare tutto su Git. Se sei uno sviluppatore stanco di WordPress, Statamic è una boccata d’aria fresca.
Ho avuto modo di lavorarci, e devo ammettere che l’esperienza di sviluppo è superiore a WordPress sotto molti aspetti. Il problema principale, però, è che Statamic è un ottimo CMS se le sue funzionalità sono quelle che stai cercando in un CMS. Se invece stai cercando un CMS che ti permetta di lavorare come fai con WordPress, ma che non sia WordPress, allora meglio lasciar perdere. Anche perché scopriresti rapidamente che molte cose che su WordPress dai per scontate, con un CMS come Statamic devi o ricostruirle da zero oppure rinunciarci.
Statamic è gratuito per progetti personali e hobby, ma l’uso commerciale richiede una licenza che ha un prezzo di $ 275 per sito. Inoltre è previsto un costo annuale di $ 65 per il rinnovo della licenza, se desideri continuare a ricevere gli aggiornamenti.
Kirby è un altro CMS basato su file statici e quindi permette di gestire un sito senza alcun database e, come Statamic, consente un’ampia libertà nella creazione dei template. Anche in questo caso è richiesta una licenza a pagamento, ma il costo di licenza di per sé è tutto sommato contenuto e non ritengo che sia un fattore determinante nella scelta o meno di questo CMS.
Giusto per fare un esempio, se su WordPress si è abituati a utilizzare un plugin come Gravity Forms per creare i form, ecco, scordati un’esperienza simile sia con Statamic sia con Kirby. Form complessi che possono essere creati facilmente con Gravity Forms non è possibile crearli altrettanto facilmente con Statamic o Kirby.
Altri CMS che vale la pena di citare sono Craft CMS e October CMS (basato su Laravel) con i quali però non ho alcuna esperienza. Entrambi offrono una maggiore flessibilità rispetto a WordPress. La curva di apprendimento per imparare a utilizzare questi CMS è più ripida; la community è decisamente più piccola e molte funzionalità che su WordPress vengono date per scontate o sono facilmente attivabili tramite plugin, qui vanno progettate e costruite.
Vale la pena menzionare anche ClassicPress, un fork di WordPress che ha rimosso Gutenberg e mira a mantenere un’esperienza WordPress più tradizionale e stabile. Se la tua principale lamentela su WordPress è la direzione del block editor, ClassicPress risponde direttamente a quello. Ma eredita lo stesso limite fondamentale delle altre alternative: un ecosistema molto più piccolo. I plugin costruiti specificamente per Gutenberg non funzioneranno. La community di sviluppatori è una frazione di quella di WordPress. È un’opzione praticabile per situazioni specifiche, ma non è percorso che molto probabilmente è più incerto rispetto a quello di WordPress.
Come forse avrà intuito, è completamente diverso confrontare le funzionalità base del CMS WordPress con altri CMS rispetto a confrontare quello che rappresenta tutto l’ecosistema di WordPress con gli altri CMS.
Headless CMS
L’approccio headless, molto di moda in questi anni, separa la gestione dei contenuti dal frontend. In pratica il contenuto viene gestito tramite un CMS, ma il frontend è realizzato con altro sistema: React, Vue, HTML statico o qualsiasi altra tecnologia.
È un approccio che, in alcuni casi, viene citato a sproposito come panacea di tutti i mali, ignorando il fatto che un’architettura headless aumenta, e non di poco, le complessità di realizzazione e gestione.
Questo è popolare in ambito enterprise e tra sviluppatori che costruiscono applicazioni complesse. Ma per un sito web o blog tipico è decisamente sovra-ingegnerizzato.
Significa dover costruire e mantenere due cose invece di una. E la maggior parte di queste soluzioni ha prezzi basati sull’utilizzo (Contentful, Sanity) o richiede overhead tecnico significativo per il self-hosting (Strapi, Directus).
Non è un sostituto di WordPress. È uno strumento diverso per problemi diversi.
Considera che anche WordPress può essere utilizzato come CMS headless, ossia soltanto per la gestione dei contenuti, per poi costruire il frontend, ad esempio, con Astro o con altre soluzioni. È una strada praticabile, sì, però decisamente più complessa rispetto a un sito WordPress tradizionale e, soprattutto, diventa molto più complicato se desideri anche sfruttare le funzionalità dinamiche tipiche di WordPress.
Website Builder Hosted (Squarespace, Wix, Webflow, Framer)
Queste piattaforme hanno sicuramente sottratto a WordPress una parte di quel pubblico che “vuole solo un sito semplice”. Chi avrebbe avuto difficoltà con WordPress è probabile che incontri minori ostacoli con servizi come Squarespace o Wix, che offrono già diverse soluzioni pronte all’uso.
Sono servizi in abbonamento con flessibilità più limitata rispetto a quella offerta da un sito WordPress. Stai affittando, non possedendo. Nel momento in cui vuoi fare qualcosa che la piattaforma non supporta, sei bloccato.
Qui di seguito ti segnalo alcuni di questi servizi.
Squarespace offre un’ampia scelta di template esteticamente molto curati e già pronti all’uso. Questo semplifica molto il lavoro per gli utenti che hanno poca dimestichezza con la creazione di un sito. Anche l’interfaccia di editing è pulita e intuitiva. Questa piattaforma è particolarmente popolare tra fotografi, designer, creativi che hanno bisogno di portfolio visivi. L’interfaccia di gestione è in lingua italiana e questo rappresenta sicuramente un grande vantaggio, soprattutto per gli utenti che hanno poca dimestichezza sia con la tecnologia sia con la lingua inglese. Uno dei limiti di questo strumento è che è pensato per siti relativamente semplici, quindi quando, o se, proverai a fare qualcosa che esce dai percorsi previsti potresti incontrare i limiti della piattaforma. Squarespace supporta anche funzionalità e‑commerce e i prezzi dei piani partono da circa 12 euro al mese.
Wix è un altro servizio molto popolare, presente da diversi anni. È probabilmente uno degli strumenti più utilizzati dagli utenti meno esperti che desiderano creare un sito per la propria attività. Wix offre una vasta scelta di template (oltre 900) per vari tipi di attività e settori merceologici, quindi anche questo aspetto facilita molto la creazione di un sito. L’interfaccia di amministrazione di Wix è disponibile anche in lingua italiana. Tra le funzionalità presenti su Wix ci sono quelle che riguardano la prenotazione di appuntamenti, la gestione dei menù dei ristoranti e la realizzazione di semplici e-commerce. Come Squarespace, anche Wix offre diversi piani di abbonamento che partono da circa 14 euro al mese.
Wix Studio è un prodotto separato rispetto a Wix. Si tratta di una versione rivolta soprattutto ad agenzie e freelancer professionisti, con funzionalità più avanzate: sviluppo responsive più preciso, gestione di più siti client, possibilità di scrivere codice custom, e un’interfaccia più “professionale”. Se la versione base tradizionale di Wix è infatti spesso considerata uno strumento per principianti, con Wix Studio l’azienda ha voluto rivolgersi a un target più professionale. Anche in questo caso, però, siamo di fronte a una soluzione completamente hosted che prevede diversi piani di abbonamento con canone mensile o annuale, con prezzi a partire da 12 euro al mese.
Webflow è uno strumento che, da quando è nato nel 2013, ha conquistato un numero sempre maggiore di utenti alla ricerca di un builder visuale che permette la creazione di layout grafici e animazioni sofisticate. È diventato molto popolare tra designer e agenzie che vogliono controllo totale sull’output finale senza scrivere codice manualmente. Imparare a padroneggiare Webflow è decisamente più complicato rispetto a strumenti come Wix e Squarespace. Si tratta, infatti, di uno strumento rivolto a un target più professionale, meno al consumatore finale. Il principale limite di Webflow per gli utenti italiani è rappresentato dal fatto che l’interfaccia di amministrazione è disponibile solo in lingua inglese. Inoltre non puoi scegliere dove ospitare fisicamente il tuo sito. Aspetto non banale per questioni di privacy e GDPR. Webflow, inoltre, presenta un listino prezzi tra i più complicati che si possano immaginare. Infatti, oltre ai piani relativi ai singoli siti, esistono piani anche relativi ai workspace e questo può rendere un po’ più complicato calcolare il costo di utilizzo di questo prodotto. Segnalo però che esiste anche un piano gratuito seppur molto limitato in termini di funzionalità. Complessivamente, Webflow ha prezzi abbastanza alti, soprattutto perché bisogna considerare che sono presenti diverse funzionalità offerte sotto forma di add-on. Ognuno di essi è a pagamento e, in alcuni casi, i prezzi di questi add-on possono essere considerevoli.
Framer è l’evoluzione più recente in questo spazio. Nato come strumento di prototipazione per designer, si è trasformato in un builder completo per siti web. L’approccio è fortemente orientato al design, con animazioni e interazioni sofisticate che possono essere inserite facilmente sulla pagina. È particolarmente popolare tra designer e creative che vogliono portfolio o landing page visivamente impressionanti. L’interfaccia è moderna e piacevole, probabilmente la più “design-forward” tra tutte queste opzioni. Come Webflow, offre più controllo rispetto a Squarespace o Wix, ma condivide gli stessi limiti: interfaccia solo in inglese, hosting non configurabile geograficamente, e lock-in totale nella piattaforma. Se un domani Framer aumenta i prezzi o chiude, il tuo sito è ostaggio. Framer offre diversi piani di abbonamento a partire da 10 € al mese, ma è disponibile anche un piano gratuito con funzionalità limitate.
Per alcuni casi d’uso, portfolio creativi, landing page di prodotto, siti vetrina semplici dove l’estetica conta più della funzionalità complessa, è un trade-off accettabile. Un fotografo che vuole un portfolio elegante senza pensieri tecnici probabilmente sarà più felice con Squarespace che con WordPress. Un piccolo negozio che vende pochi prodotti potrebbe trovare Wix più che sufficiente.
Ma per progetti più complessi, di lungo termine, dove la proprietà del tuo asset digitale conta, dove potresti aver bisogno di integrazioni specifiche o funzionalità custom, queste piattaforme mostrano rapidamente i loro limiti.
Shopify: l’eccezione
C’è un’area in cui qualcuno ha effettivamente sottratto territorio significativo a WordPress, in particolare a WooCommerce.
A gennaio 2026, in base ai dati raccolti da BuiltWith®, risultano circa 6.900.000 di siti attivi che utilizzano Shopify. Per quanto riguarda WooCommerce risultano invece attivi circa 6.200.000 siti, che però scendono a poco più di 3.500.000 se si considerano solo quelli che hanno una pagina di checkout attiva.
che usano WooCommerce e oltre 6.900.000 di siti attivi che utilizzano Shopify.
Shopify ha avuto successo essendo focalizzato esclusivamente sull’e-commerce e offrendo un servizio completamente gestito. Non pensi a server, aggiornamenti, sicurezza o plugin in conflitto. Vendi semplicemente i tuoi prodotti. Quel premium di convenienza si è rivelato valere molto per commercianti che preferiscono concentrarsi sui loro prodotti piuttosto che sul loro stack tecnologico.
Se stai costruendo un sito e-commerce oggi e non sei uno sviluppatore, Shopify è spesso la risposta giusta.
WooCommerce rimane praticabile se hai bisogno di controllo completo e puoi gestire l’onere di manutenzione continua. Ma qui entra in gioco una delle critiche più fondate che vengono mosse contro questa soluzione: la dipendenza da numerosi plugin per aggiungere funzionalità – in alcuni casi accessorie, in altri indispensabili al funzionamento di un sito e-commerce professionale.
Tutti questi plugin inevitabilmente appesantiscono il carico di lavoro sul server e aumentano i costi di gestione. Considera che molte estensioni WooCommerce costano dai 49 dollari l’anno, con alcune che arrivano a 150 o 300 dollari annui. Non è raro ritrovarsi a sborsare diverse centinaia di euro all’anno solo per rinnovare le licenze dei vari plugin necessari.
Shopify ha anch’esso un costo mensile, che parte da circa 19€ al mese per il piano base. Questo include già diverse funzionalità che permettono di avviare un e-commerce funzionale. Tuttavia, anche Shopify ha il suo ecosistema di app a pagamento per estendere le funzionalità – esattamente come WooCommerce ha i suoi plugin. Di conseguenza, anche il canone mensile di un e-commerce basato su Shopify può aumentare in modo considerevole se hai bisogno di funzionalità avanzate.
La differenza principale? Con Shopify il costo è più prevedibile e trasparente fin dall’inizio, e soprattutto include hosting, sicurezza e manutenzione. Con WooCommerce hai più controllo e proprietà, ma devi sommare hosting, licenze plugin, e tempo (o costi) di manutenzione – voci che spesso vengono sottovalutate nella valutazione iniziale.
Nel panorama 2026 vale la pena considerare anche altre opzioni all’interno dell’ecosistema WordPress stesso. Plugin come SureCart o FluentCart offrono funzionalità e-commerce più leggere senza tutta la complessità di WooCommerce. Per negozi semplici o vendita di servizi digitali, possono essere un’alternativa interessante che mantiene i costi e la complessità sotto controllo, offrendo un punto intermedio tra la semplicità di Shopify e la flessibilità totale (ma onerosa) di WooCommerce.
L’impatto dell’AI sullo sviluppo web
C’è una variabile che potrebbe cambiare l’equazione in modi che non possiamo ancora prevedere completamente: l’intelligenza artificiale.
Il vantaggio dell’ecosistema di plugin esiste in parte perché lo sviluppo custom è costoso e lento. Se hai bisogno di funzionalità che non esistono come plugin, o paghi uno sviluppatore o impari a programmare tu stesso. Quell’attrito spinge le persone verso piattaforme con soluzioni esistenti.
Ma l’AI sta rendendo lo sviluppo custom più veloce ed economico.
Strumenti come Claude, Claude Code, ChatGPT, Gemini, Cursor, OpenCode…, permettono agli sviluppatori di costruire in alcune ore funzionalità che avrebbero richiesto giorni. Ma la cosa più interessante è che, anche persone che non si erano mai avvicinate al codice, stanno iniziando a costruire strumenti semplici con l’assistenza dell’intelligenza artificiale. Alcuni esempi sono: snippet di CSS per modificare l’aspetto di una sezione, piccoli pezzi di PHP per aggiungere funzionalità e altre personalizzazioni che prima richiedevano necessariamente un professionista.
Questo non significa che chiunque possa improvvisarsi sviluppatore. Servono comunque competenze di base, sia per formulare correttamente le domande all’AI, sia per valutare se l’output fornito ha senso e non introduce problemi. Ma la barriera si è abbassata considerevolmente.
Questo non significa necessariamente un male per il futuro di WordPress. Potrebbe significare l’opposto: l’architettura aperta ed estensibile di WordPress potrebbe diventare ancora più preziosa quando l’AI può generare plugin custom su richiesta. O potrebbe significare che piattaforme più recenti e pulite diventano più praticabili perché il costo di costruire funzionalità mancanti diminuisce drammaticamente.
Le soluzioni hosted, in alcuni casi, offrono già funzionalità integrate di intelligenza artificiale che permettono di creare pagine, generare contenuti, o modificare layout. Su WordPress questa situazione è ancora frammentata. Alcuni builder offrono queste funzionalità, ma l’AI non è presente nativamente nel core.
C’è però un aspetto interessante: l’utilizzo dell’AI è particolarmente potente in strumenti che ti permettono di mettere mano al codice. Soluzioni più chiuse, che non espongono il codice per personalizzazioni, limitano ciò che puoi fare anche con l’AI. Sei limitato a ciò che la piattaforma permette.
WordPress, con la sua natura aperta, ti permette teoricamente di usare l’AI per generare qualsiasi personalizzazione. Il limite è la tua capacità di integrare quel codice, non la piattaforma stessa.
Non so esattamente come si svilupperà questa situazione. Ma se stai pensando a scelte tecnologiche per il prossimo decennio, vale la pena considerare che il calcolo potrebbe cambiare in modi che non possiamo prevedere completamente.
Guida pratica 2026: cosa usare e quando
In pratica, cosa dovresti effettivamente usare per i diversi tipi di progetto? La risposta dipende da cosa stai costruendo, ma soprattutto da un fattore che viene spesso sottovalutato: quanto il cliente gestirà realmente il sito in autonomia.
Prima di entrare nei casi specifici, va chiarito un punto: l’ecosistema dei plugin è il vero motivo per cui WordPress rimane dominante. È il fatto che qualunque cosa tu debba fare, probabilmente qualcuno ha già costruito un plugin per quello. Quel vantaggio iniziale è quasi impossibile da superare per piattaforme più recenti.
Quando scegli un CMS più recente con una collezione limitata di plugin o app, stai facendo una scommessa: o non avrai bisogno di funzionalità estese oltre quelle base, oppure sei preparato a costruirle tu stesso (o a pagarle). A volte è la scommessa giusta, quando il progetto è semplice e ben definito. Spesso non lo è, quando pensi che non ti servirà quella funzionalità specifica, e poi te ne accorgi a metà progetto.
Quanto conta l’autonomia nella gestione del sito
C’è un aspetto che viene quasi sempre ignorato nelle valutazioni iniziali: quanto il cliente gestirà effettivamente il sito da solo.
Nella mia esperienza, capita spesso che il cliente consideri indispensabile avere un CMS come WordPress perché vuole essere libero di aggiornare i contenuti. Poi, nella realtà, può capitare che il sito non viene toccato per mesi, a volte per anni. E anche quando c’è necessità di fare cambiamenti, il cliente magari chiama comunque l’agenzia o lo sviluppatore per effettuare le modifiche, perché non si ricorda come si fa.
In questi casi, strumenti come gli static site generator possono essere un’alternativa veramente valida. Costa meno mantenerli, sono più sicuri, sono più veloci. Ma richiedono che qualcuno con competenze tecniche gestisca gli aggiornamenti. Se il cliente ti chiama comunque ogni volta, che differenza fa?
Vale la pena avere questa conversazione onesta prima di scegliere la piattaforma. “Quanto spesso aggiornerai davvero il sito tu stesso?” Non “quanto spesso pensi di farlo”, ma “quanto spesso lo hai fatto nei tuoi progetti precedenti”. La risposta a questa domanda dovrebbe influenzare pesantemente la scelta tecnologica.
Sito vetrina per piccole attività (5-10 pagine)
Per il classico sito aziendale composto da poche pagine: chi siamo, servizi, contatti e qualche altra pagina di approfondimento, WordPress funziona bene se il cliente ha bisogno di modificare contenuti autonomamente. L’interfaccia è familiare a molti, ci sono tutorial ovunque, è difficile rompere qualcosa in modo irrecuperabile.
Se il sito è veramente statico e il cliente non lo toccherà mai, uno static generator distribuito su Cloudflare Pages o Netlify è più semplice ed economico. Costo di hosting quasi zero, niente manutenzione, niente vulnerabilità da monitorare.
Squarespace o Wix possono essere una buona opzione qui se non vuoi responsabilità di manutenzione continua. Costa di più di un hosting WordPress base, ma include tutto quello che può servire in queste situazioni.
Blog personali o aziendali
WordPress rimane la scelta più sensata. È nato come piattaforma di blogging e quello rimane il suo punto di forza. L’esperienza di scrittura è buona (personalmente trovo Gutenberg molto comodo per scrivere articoli), e l’ecosistema SEO (Yoast, Rank Math, e altri) ti dà funzionalità che richiederebbero sforzo significativo per replicare altrove.
Se sei tecnico e vuoi qualcosa di minimale, Astro o Eleventy funzionano bene. Ghost vale la pena considerarlo se vuoi membership e newsletter integrate, anche se torni a pricing in abbonamento per il loro hosting.
Siti e-commerce
Qui la scelta è meno scontata di quanto sembri.
Shopify è spesso la risposta giusta per negozi consumer. Non pensi a niente tecnicamente, ti concentri solo sui prodotti e sulla vendita. Il fatto che sia focalizzato al 100% sull’e-commerce significa che tutte le funzionalità sono pensate per quello, senza compromessi.
WooCommerce rimane praticabile se hai bisogno di controllo completo, personalizzazioni specifiche, o casi d’uso B2B che non si adattano bene a Shopify. Ma devi essere consapevole che stai accettando complessità e costi di manutenzione significativi. L’ecosistema di estensioni è enorme, e questo aiuta, ma ogni estensione è un altro elemento da mantenere aggiornato.
Voglio farti un esempio per quanto riguarda la differenza tra la possibilità di personalizzazione tra le due piattaforme. Su WooCommerce aggiungere qualche campo in più nel checkout dell’e‑commerce non è un grande problema e può essere fatto in maniera abbastanza semplice. Con Shopify, invece, soprattutto nei piani base, non è data la possibilità di aggiungere campi personalizzati al checkout, ad esempio se vuoi raccogliere anche la Partita IVA o il Codice Fiscale dei clienti.
Su WordPress inoltre, WooCommerce non è l’unica via per vendere online. Esistono infatti plugin più leggeri come SureCart o FluentCart. Per negozi semplici o vendita di servizi digitali, offrono un buon equilibrio tra funzionalità e semplicità, senza tutta la complessità di WooCommerce. Costano meno da mantenere e sono più facili da gestire.
Ti segnalo anche altri CMS dedicati all’ecommerce come PrestaShop, Magento Open Source e OpenMage. Si tratta di strumenti che devono essere gestiti da persone esperte.
Siti membership e corsi online
Questo è un’area in cui WordPress offre numerose soluzioni. Esistono plugin maturi e completi (LearnDash, MemberPress, Restrict Content Pro, Lifter LMS) che gestiscono corsi, abbonamenti, contenuti riservati. L’integrazione con il resto dell’ecosistema WordPress significa che puoi combinare corsi con e-commerce, email marketing (FluentCRM, MailPoet), sistemi di affiliazione, e altro senza che tutto sia separato in ambienti diversi. Esistono poi anche plugin come FluentCommunity, più recenti e con un’interfaccia moderna, che permettono di unire le funzionalità di una community con la possibilità di offrire corsi online.
Le alternative come Teachable, Kajabi, Thinkific, LearnWorlds funzionano bene ma sono servizi in abbonamento e spesso i canoni mensili significativi. Per chi ha parecchi studenti paganti, i costi di queste piattaforme sono sostenibili. Per chi inizia invece, possono essere importanti e, soprattutto rispetto a WordPress, hanno lo svantaggio che devi continuare a pagare questi canoni solo per mantenere online il corso.
Come ho già scritto in alcuni articoli, quando le funzionalità presenti su un sito WordPress cominciano ad aumentare, potrebbe essere il caso di separarle su siti diversi, ad esempio un sito utilizzato per finalità di marketing e un altro sito per l’e-commerce o per la membership. Questo per evitare problemi significativi in termini di performance e stabilità. Puoi trovare ulteriori informazioni negli articoli:
- Siti WordPress separati per corsi, e-commerce oppure tutto su un unico sito?
- Email marketing e newsletter con WordPress: integrare tutto sul sito o no?
L’attrattiva di “fare tutto in WordPress” è forte, ma non sempre è la scelta più saggia.
Ad esempio, puoi anche considerare l’opportunità di ricorrere a servizi esterni per alcune funzionalità. Ad esempio piattaforme come ThriveCart, Gumroad, Paddle o Lemon Squeezy (in attesa di Stripe Managed Payments) anziché installare e configurare WooCommerce.
Oppure considerare piattaforme specializzate come Teachable, Thinkific o LearnWorlds per ospitare i tuoi corsi e continuare a usare WordPress per il resto del sito..
Siti multilingua
Per WordPress plugin come WPML, Polylang e TranslatePress oppure soluzioni basate su WordPress Multisite come MultilingualPress, possono risolvere il problema della gestione di contenuti in più lingue. Inoltre, nei prossimi anni il supporto multilingua dovrebbe finalmente essere integrato nativamente nel core di WordPress. È da un po’ che la aspettiamo e speriamo che finalmente questa funzionalità veda la luce.
Diversi altri CMS gestiscono il supporto multilingua in modalità differenti: alcuni lo includono nativamente, mentre altri permettono l’utilizzo di servizi come Weglot per gestire i contenuti in più lingue.
TI segnalo inoltre che servizi come Webflow e Framer la gestione dei contenuti in più lingue corrisponde a un incremento dei canoni mensili di abbonamento. Questo significa che, a differenza di WordPress, la presenza di contenuti in più lingue rappresenta un costo costante che continui a sostenere, mentre con WordPress, di solito, paghi solo per la traduzione iniziale e non il mantenimento online delle versioni già tradotte dei tuoi contenuti.
Landing page
Se ti serve solo una (o poche) landing page, magari per una campagna su Google Ads o per campagne pubblicitarie su Facebook, Instagram, LinkedIn o altre piattaforme, potrebbe non essere necessario un CMS.
Un singolo file HTML distribuito su Cloudflare Pages o Netlify, o qualcosa costruito velocemente in Webflow, Carrd o altre piattaforme simili, potrebbe già essere più che sufficiente. Sempre più spesso, strumenti AI possono generare una landing page completa in minuti con i risultati sono piuttosto buoni.
Ricorrere a WordPress può essere eccessivo per una pagina che magari avrà una vita breve, oppure che dovrà restare online per molto tempo ma senza richiedere modifiche frequenti. Una pagina statica ti può far risparmiare sia sull’hosting sia sui costi di manutenzione, permettendoti anche di ottenere maggiore velocità e sicurezza senza troppi sforzi.
Per riassumere in poche parole
Guardando tutti questi casi, emerge un pattern chiaro:
- WordPress è ideale quando hai bisogno di un sito che risulti facile da aggiornare anche a persone meno esperte.
- Soluzioni custom sono da preferire quando stai costruendo un’applicazione con requisiti unici.
- I Static Site Generator vincono quando la gestione del sito è affidata a sviluppatori e le performance sono fondamentali.
- Shopify può essere ideale per vendere prodotti online B2C.
Migrare i contenuti può essere complicato
C’è un aspetto che viene raramente discusso quando si valutano alternative: quanto è realistico migrare un sito esistente?
Se stai partendo da zero, puoi scegliere liberamente. Ma se hai già un sito WordPress che funziona, la transizione verso un’altra piattaforma è tutt’altro che banale.
Per un semplice blog, la migrazione potrebbe essere fattibile. Esporti i contenuti, li importi nel nuovo sistema, sistemi qualche formattazione. Giorni di lavoro, non settimane.
Ma quando i siti diventano più complessi, la storia cambia drasticamente. Anche solo un sito con molte landing page costruite con layout particolari diventa problematico. Devi ricostruire quei layout nel nuovo sistema, testare che tutto funzioni come prima, gestire redirect di URL per non perdere ranking SEO.
Se hai funzionalità evolute come membership, e-commerce, sistemi di prenotazione, integrazioni con servizi esterni, la complessità esplode. Ogni funzionalità va re-implementata, testata (più eventuale debug). I dati vanno migrati preservando relazioni e integrità. Gli utenti devono essere trasferiti con le loro password (se possibile) o costretti a ripristinarle.
Questo significa settimane o mesi di lavoro, costi significativi, e un periodo di instabilità dove rischi di rompere cose che funzionavano.
C’è anche il fattore lock-in. WordPress, essendo open source, ti permette teoricamente di esportare tutto. Le piattaforme hosted proprietarie sono progettate per rendere difficile l’uscita. I tuoi contenuti sono lì, ma esportarli in un formato che un altro sistema possa importare in modo pulito? Buona fortuna.
Questo è uno dei vantaggi sottovalutati di WordPress: anche se decidessi di andartene, puoi. Non facilmente, ma puoi. Con Wix o Squarespace? Sei fondamentalmente bloccato a continuare a pagare il canone per mantenere il sito online. Con WordPress, anche se decidi di non voler più pagare il servizio di hosting, puoi esportare un backup del sito e conservarlo sul tuo PC ed eventualmente rimetterlo online anche dopo diversi mesi o anni, ritrovando il tuo sito come l’avevi lasciato.
Conclusioni e raccomandazioni per il 2026
Dopo aver esplorato le varie alternative, ritengo che per la maggior parte dei casi d’uso che riguardano professionisti e piccole imprese italiane, WordPress rimane spesso la scelta più sensata anche nel 2026.
Non perché sia perfetto. Non perché non esistano alternative tecnicamente superiori, ma perché il rapporto tra costi e benefici, tra rischi e opportunità future pende ancora dalla sua parte nella maggioranza dei casi.
L’ecosistema dei plugin è un vantaggio competitivo che nessuna alternativa ha replicato. La disponibilità di hosting localizzato e l’interfaccia completamente in italiano contano per il mercato italiano. La community, le risorse educative, e il pool di professionisti che sanno usarlo rendono più facile trovare aiuto quando serve.
I costi di manutenzione vanno considerati, ma sono gestibili se affrontati correttamente. La sicurezza richiede attenzione, ma non è irrisolvibile. Tra editor a blocchi e page builder, WordPress offre diverse alternative che permettono a chiunque di scegliere lo strumento e la modalità di lavoro preferita.
Le alternative hanno senso in casi specifici:
- Static generator quando il sito è veramente statico e gestito da sviluppatori
- Shopify per e-commerce consumer senza requisiti particolarmente custom
- Soluzioni hosted per chi vuole zero pensieri tecnici e può permettersi il canone continuo
Ma per tutto il resto: blog, siti aziendali con necessità di aggiornamenti, siti membership, aggregatori, multilingua, progetti che necessitano flessibilità, WordPress rimane la scelta di default da cui bisogna avere buone ragioni per deviare.
L’AI sta cambiando le carte in tavola, ma non è ancora chiaro in quale direzione. Potrebbe rendere WordPress ancora più potente abbassando la barriera per le personalizzazioni. Potrebbe rendere alternative più pulite più praticabili riducendo il costo di costruire funzionalità mancanti. Probabilmente entrambe le cose.
La domanda “WordPress nel 2026 è ancora la scelta giusta?” ha una risposta che a molti sembrerà deludente nella sua semplicità: sì, il più delle volte lo è ancora.
Non perché sia la scelta più eccitante, né perché non esistano alternative interessanti da esplorare. Ma perché, nella pratica quotidiana di costruire e mantenere siti web per professionisti e piccole imprese, il mix di usabilità, flessibilità, costi, e ecosistema che WordPress offre è ancora difficile da battere.
Forse tra cinque anni la risposta sarà diversa. Forse l’AI cambierà abbastanza le dinamiche da rendere altre opzioni più competitive. Forse emergerà qualcuno che riuscirà finalmente a costruire non solo un CMS migliore, ma un ecosistema paragonabile.
