Dark pattern: cosa sono e perché evitarli e non usarli sul tuo sito

Scritto da Tiziano Fogliata

Si chiamano Dark Pattern, e non è il titolo di una nuova serie televisiva ;) Anzi, non si tratta nemmeno di una novità, dato che questo termine è stato coniato intorno al 2010 da Harry Brignull, un esperto di User Experience.

Cosa sono i Dark Pattern?

Si tratta di tutti quei trucchi inseriti nelle interfacce di siti e app per convincerci a fare cose che—molto probabilmente—non faremmo. Lo scopo di questi trucchi è quello di portare un beneficio, spesso di natura economica, all’azienda proprietaria del sito o dell’app in questione.

Esempi di questi dark pattern sono i servizi che rendono semplice sottoscrivere un abbonamento ma complicato trovare come disattivarlo.

Dark pattern sono anche quei finti avvisi presenti su siti di prenotazione per simulare un’elevata domanda per alcuni hotel, così da convincerti a prenotare subito per non perdere il posto.

Altri esempi si trovano in quei siti e-commerce che aggiungono in modo subdolo servizi e prodotti aggiuntivi al carrello, durante il percorso verso il check-out.

Il confirmshaming è un altro esempio di dark pattern che molto probabilmente avrai visto diverse volte. In pratica è quel modo di presentare la rinuncia a una proposta in modo tale da indurre quasi un senso di vergogna.
Hai presente quei popup che ti promettono un 10% di sconto se ti iscrivi alla newsletter e per chiuderli devi cliccare un testo del tipo “No, non mi interessa risparmiare”?
Ecco, questo è quello che si definisce confirmshaming.

L’elenco potrebbe continuare e sul sito darkpatterns.org è possibile trovare diversi esempi di queste pratiche.

Il fastidio generato dai dark pattern

Nella maggior parte dei casi si tratta di pratiche perfettamente lecite, ma è l’approccio che è fastidioso.

In pratica viene sfruttato il fatto che—molto spesso—le persone non leggono tutti i testi delle pagine e numerose azioni sui siti vengono effettuate quasi con il pilota automatico mentale inserito.

Immagina di trovarti su un sito e-commerce e di stare completando il processo di acquisto.

Trovi una grossa freccia verde in fondo alla pagina che punta verso destra. Probabilmente pensi di cliccarla per proseguire il processo di acquisto. Magari però ti sfugge il piccolo link testuale sottostante che ti dice, “No, grazie non voglio la garanzia aggiuntiva”.

Ignorando quel link hai automaticamente aggiunto qualche euro di spesa al tuo ordine e sei appena caduto vittima di un dark pattern.

Il rischio per chi sfrutta i dark pattern

Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che, in fondo, se i dark pattern sono legali e funzionano (per incrementare il fatturato o la lista dei contatti), è un peccato non sfruttarli.

Valutare le cose in questo modo però, significa ragionare in un’ottica di breve termine. Dato che sfruttare i dark pattern non vuol dire costruire un rapporto basato sulla fiducia e sulla lealtà tra cliente e fornitore.

Sfruttando i dark pattern si rischiano inoltre lamentele, richieste di rimborso e soprattutto perdita di fiducia nei confronti dell’azienda, da parte di quelle persone che si sono sentite raggirate.

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