È il Like il punto debole della ricerca su Facebook?

Scritto da Tiziano Fogliata

Martedì scorso Facebook ha svelato al mondo la sua grandiosa novità, chiamata Graph Search. Si tratta di una funzione che permetterà finalmente di effettuare delle ricerche un po’ più utili su Facebook, dato che al momento le funzionalità di ricerca sul social network sono veramente elementari.

i like su Facebook

Molti hanno iniziato a confrontare il nuovo sistema di ricerca di Facebook con quello di Google, ipotizzando una sfida dagli esiti incerti.

Ogni ipotesi è ovviamente possibile e ognuno è libero di dire la sua. Tra 3, 5 o 10 anni è possibile che tutti cercheremo su Facebook e nessuno utilizzerà più Google, ma è altrettanto possibile il contrario. Prima di delineare ipotetici scenari futuri mi piacerebbe però almeno provare la nuova funzione di ricerca, ma per farlo sarà necessario attendere ancora qualche mese.

Al momento però, possiamo fare delle considerazioni sulla base di quanto sappiamo, ed è quello che ha fatto Steve Cheney in un interessante post su questo argomento.

La nuova funzione di ricerca di Facebook si pone l’obiettivo di fornire agli utenti informazioni più rilevanti su persone, luoghi, interessi, immagini, eventi e su tutte le varie entità presenti sul social network.

Probabilmente però, il valore attribuito da Facebook a tutte queste connessioni è più debole di quanto si pensi, essendo basato essenzialmente sul “Like”, il famoso “Mi piace”.

È possibile dire che ogni like che gli utenti esprimo su Facebook è sinonimo di effettivo gradimento per quell’oggetto? Un like rappresenta una relazione forte tra una persona e un’entità?

Quante aziende hanno utilizzato e utilizzano tuttora campagne di advertising su Facebook per acquisire fan? Quanti hanno sfruttato anche sistemi “meno puliti” per poter mostrare un numero di fan più elevato rispetto a quello dei concorrenti? Qualsiasi sistema abbiamo utilizzato hanno sostanzialmente comprato dei like.

La rincorsa verso un numero maggiore di “Mi piace” è stata alimentata dalla speranza che prima o poi sarebbe successo qualcosa di miracoloso. Ovviamente qualcuno ha ottenuto ottimi risultati se è riuscito a gestire bene questa crescita e a coinvolgere adeguatamente i propri fan. Molti altri si sono limitati a vedere crescere quel numero sulla loro pagina senza però trarne alcun beneficio.

Non dimentichiamo poi quei concorsi e quelle iniziative che richiedevano il “Mi piace” per partecipare, oppure per vedere il contenuto della pagina.

Tutti questi “Mi piace” possono quindi essere visti come un reale endorsement di una persona verso un brand o una generica entità? Direi di no.

È inevitabile pensare che tutta questa attività di “liking passivo“, ossia di quei like dati senza una reale motivazione, abbiano in un certo senso “sporcato” l’ecosistema di Facebook, facendo in parte perdere il reale valore di quell’azione.

Quanto potrebbero essere utili dei risultati di ricerca che si basano su queste premesse? Non si rischia che i risultati vengano forniti seguendo più il criterio della popolarità che non quello della rilevanza?

Queste però al momento sono solo considerazioni. Sarà necessario aspettare di vedere in azione la nuova funzione di ricerca prima di effettuare ulteriori valutazioni.

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