I politici europei scoprono il Web 2.0
Questo è quello che sostiene questo articolo su Yahoo! News. Come al solito un po’ troppa enfasi sul termine Web 2.0.
Questo è quello che sostiene questo articolo su Yahoo! News. Come al solito un po’ troppa enfasi sul termine Web 2.0.
Lawrence Lessig fa una riflessione riguardante i siti che si basano sul concetto di “user generated content“, ossia i siti che sfruttano/utilizzano i contenuti generati dagli utenti stessi. La netta distinzione che suggerisce è quella tra i true sharing sites ed i fake sharing sites. I primi consentono una piena, completa e libera condivisione dei contenuti tra gli utenti, mentre i secondi cercano di simulare un’apparente spirito di condivisione mentre in realtà tendono solo ad indirizzare l’attenzione ed il traffico verso il proprio sito.
Stuff a Blog è un’applicazione web che consente di inserire nei propri post una serie di contenuti provenienti da Internet sulla base di alcune parole chiave. Basta infatti inserire alcune tag, scegliere i “fornitori di contenuto” e copiare il codice HTML ottenuto all’interno del post. Come in questo esempio:
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Una classifica che sembra fatta apposta per Digg: la Top 10 Web 2.0 Losers. L’articolo cita dieci esempi di società che non hanno avuto particolarmente successo nell’era del Web 2.0. Non mancano i nomi eccellenti: Microsoft, Netscape, Technorati, AOL, SixApart e Bloglines.
Abbastanza ovvie le osservazioni su SixApart e quasi provocatorie quelle su Technorati:
“The only ones who seem to care about this blogging search engine are the site owners who wish to keep track of who is linking to them and that’s if the service is even up to allow them to do so”.
In effetti Technorati non è ancora uscito dallo stadio di motore di ricerca per “addetti ai lavori” però la critica mi pare eccessiva.
Una pagina che raccoglie i loghi delle principali società che operano nel cosiddetto Web 2.0.
Go2Web20.net è realizzato in Flash ed insieme ai loghi fornisce anche alcune informazioni che descrivono le varie società presenti.

Seth Godin, grazie all’aiuto del team di Alexaholics ha creato una classifica dei siti delle società Web 2.0 ordinata in base al traffico (con dati basati su Alexa).
Ai primi posti vediamo MySpace, eBay e YouTube, ma ecco le prime venti posizioni:

Per consultare la classifica completa: Seth Godin’s Web 2.0 Traffic Watch List.
Voglio fare un sito non so perché e non so con quali contenuti ma voglio che sia Web 2.0 e condito con tanto AJAX. E’ un’assurdità ma (estremizzando) questo modo di ragionare pare sia ormai diventato abbastanza diffuso.
L’articolo di Paolo Guaraldi su Marketing Routes che cita questo post di Thomas Baekdal, mi stimola a ritornare su questi temi che già avevo affrontato alcuni mesi fa nel post Esagerazioni del Web 2.0 ed in parte anche in Peccati di usabilità nel Web 2.0.
Cosa si intende col termine Web 2.0? E’ solo propaganda priva di qualsiasi sostanza? Quali sono i modelli di business che funzionano sul Web oggi? Che ruolo hanno gli editori in un mondo ricco di contenuti generati dagli utenti?
Queste sono alcuni dei temi affrontati nel video What is Web 2.0 creato da Michael Arrington di TechCrunch intervistando alcuni big del settore: Aaron Cohen (Bolt), Scott Milener e Steven Lurie (Browster), Keith Teare (edgeio), Steven Marder (Eurekster), Joe Kraus (JotSpot), Jeremy Verbaa (Piczo), Auren Hoffman (Rapleaf), Chris Alden (Rojo), Gautam Godhwani (Simply Hired), Jonathan Abrams (Socializr), David Sifry (Technorati), Matt Sanchez (Video Egg) e Michael Tanne (Wink).
Ecco il video documentario sul Web 2.0.
2spaghi.it è un sito che sfrutta molti concetti tipici del cosiddetto Web 2.0 per presentare una lista di ristoranti e locali della nostra penisola.
Gli utenti possono inserire, votare e commentare i ristoranti presenti sul sito e la rappresentazione geografica del posto è affidata a Google Maps. Il sito implementa anche un ottimo sistema di navigazione basato su tag.
La blogosfera in questi giorni si è surriscaldata in seguito alla notizia secondo la quale CMP Media avrebbe mandato una lettera alla IT@Cork, per invitarli a non utilizzare il termine Web 2.0 nel titolo di un evento da loro organizzato.
Il fatto poi che CMP Media collabori con O’Reilly e John Battelle nell’organizzazione della Web 2.0 Conference, ha sicuramente acceso i toni e in tanti hanno iniziato a muovere accuse nei confronti di Tim O’Reilly.