Articoli relativi a Web2.0

Professional On The Web, una risorsa per web agency e freelance


Il sito Professional On The WebI ragazzi di Extendi hanno realizzato un sito che rappresenta una raccolta di diversi portfolio in cui web agency e freelance possono inserire i progetti realizzati ed i propri profili personali.

Il sito raccoglie partecipanti da tutto il mondo ed è già piuttosto ricco di contributi. L’area riservata ad ogni utente permette di sfruttare alcuni tipici elementi “Web 2.0″ quali i tag ed alcuni effetti Ajax.
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Le 10 realtà Web 2.0 di maggior successo


Su rev2.org potete trovare una lista che riporta le 10 startup di maggior successo dell’era Web 2.0. Ci sono ovviamente i nomi più noti di Internet: MySpace, YouTube, Flickr, Digg, Wikipedia, Netvibes, Del.icio.us.


Il Web 2.0 in Italia secondo Nielsen//NetRatings


Nielsen//NetRatings ha presentato i dati di uno studio condotto nel mese di gennaio 2007 sulle dimensioni del “fenomeno” del Web 2.0 in Italia.

Nello studio si definische il Web 2.0 l’ambiente in cui si sono sviluppati dei siti e delle applicazioni web, che mettono il controllo del contenuto, sia generato direttamente dall’utente che no, nelle mani del consumatore.

A gennaio il 56% dei navigatori italiani, pari a 11 milioni 380 mila persone, hanno visitato almeno una volta i siti del Web 2.0. Questi utenti mostrano dati di consumo della rete più elevati rispetto alla media (27 ore e 50 minuti contro le 18 ore e 36 minuti della media), in virtù del frenetico bisogno di collegarsi assiduamente alla rete (44 collegamenti mensili contro i 29 della media).

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Movers 2.0, la classifica del Web 2.0


Movers 2.0 è una classifica, anzi un insieme di classifiche che permette di vedere l’andamento dei principali protagonisti del Web 2.0. I dati sono basati principalmente su Alexa ma esistono anche due classifiche basate sui link di Technorati e di Google.


Creare, commentare e votare le liste con WhatALi.st


liste con WhatALi.stCreare applicazioni semplici da usare, di immediata comprensione per l’utente e prive di tanti fronzoli che rischiano di aumentare la complessità, apportando benefici solo marginali, sono alcuni dei punti cardine della filosofia Getting Real, un modo di pensare lo sviluppo di applicazioni web fortemente pubblicizzato da 37Signals.

WhatALi.st è un’applicazione creata da Mattia e Sandro, due ragazzi che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, che incarna questo spirito. Un prodotto realizzato con Ruby On Rails, pensato per ordinare gli elementi all’interno di un numero infinito di liste, rendendo possibile la votazione, i commenti e l’ordinamento per mezzo dei tag da parte degli utenti.

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Web 2.0 al Cisco Expo di Milano


Ieri pomeriggio ho partecipato alla fase conclusiva del Cisco Expo 2007 che si è tenuto a Milano. Ho seguito con attenzione la sessione intitolata “Come si entra nel web 2.0: vivere i cambiamenti in atto nei media e su Internet”, moderata da un Lele Dainesi più in forma che mai e che ha visto ospiti Jeff Israely (Corrispondente italiano del Time), Giuseppe Granieri, Luca Conti e Paolo Valdemarin.

La seconda parte del pomeriggio è stata invece caratterizzata da 4 sessioni verticali che si sono svolte contemporaneamente ed io ho assistito a quella tenuta da Luca sugli User Generated Content, all’interno della quale si è parlato molto di corporate blog e di piattaforme di blogging. Ho rilevato un sempre maggior interesse verso il tema del corporate blog e la cosa non può che farmi piacere.

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I blog al centro del Web 2.0


Universal/McCann ha condotto uno studio intitolato “Web 2.0: The Global Impact” che ha coinvolto 16.000 persone in 15 nazioni. Mauro Lupi offre una sintesi di tutto il lavoro evidenziando il forte impatto dei blog all’interno di questo “ecosistema”.


Il Web Design nell’era del Web 2.0


Web Design Web 2.0Capita ormai sempre più spesso sentir parlare di siti web che si definiscono o che vengono definiti 2.0 ma che in realtà non presentano alcun connotato tipico di questo concetto.

La “colpa”, se così la vogliamo definire, è dovuta all’affermarsi di uno stile di design 2.0.
Se siete interessati, su Web Design from Scratch è possibile trovare una guida che spiega i passi principali da seguire per realizzare un sito in puro stile Web 2.0.

Dall’utilizzo di un layout semplice e centrato alla netta separazione della testata dal resto del contenuto, dall’uso del grassetto alla scelta dei colori, dei gradienti e delle icone.

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La presenza dei magazine sul Web


Una ricerca condotta da TBG (The Bivings Group) ha analizzato la presenza dei principali magazine statunitensi sul Web. L’analisi era rivolta principalmete a valutare la presenza o meno di tutte quelle funzionalità che vengono identificate con la famosa etichetta Web 2.0 (ormai è diventato un po’ come il bollino DOCG il DOP)*.

La conclusione è che la maggior parte dei siti in questione non fa largo uso delle nuove tecnologie. Sembra però che i magazine tendano ad usare il Web in maniera più innovativa rispetto ai quotidiani. Questi ultimi infatti hanno l’abitudine di replicare sul Web i contenuti presenti nella versione cartacea. I magazine invece vedono il sito web come un modo di arricchire i contenuti della carta stampata, il Web più come un supplemento che come un sostituto.

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La migliore strategia per lanciare un servizio Web2.0


Avete un’idea innovativa per quel che riguarda il Web? Un’idea Web2.0, come si usa dire oggi.
Ecco i passi (tra il serio ed il faceto) da seguire per arrivare al successo.

  • Iniziate con pochi soldi, niente investimenti faraonici. Sul Web basta avere una buona idea.
  • Usate i tag per qualsiasi cosa, non le categorie.
  • Chiamate il vostro servizio con un nome impronunciabile, diventerà subito cool.
  • Restate sempre in fase beta. In caso di problemi non dovrete inventarvi ogni volta una scusa diversa.
  • Sfruttate il fenomeno dei social network. Gli utenti si iscriveranno e aggiungeranno tutte le persone che gli capitano a tiro, anche solo per fare vedere che hanno una lista di amici più lunga rispetto a quella del vicino.
  • Non siate troppo seriosi. Usate sempre un po’ di umorismo nel comunicare le cose agli utenti.
  • Fate recensire il vostro sito da TechCrunch. Michael Arrington deciderà se avrà successo oppure se sarà destinato ad un miserabile fallimento. Ovviamente se la recensione sarà negativa chiudete baracca e burattini e ripartite dal via, ormai per voi non c’è più alcuna speranza.
  • Sfruttate i contenuti generati dagli utenti, lasciate che siano loro a fare il lavoro sporco. Se non operate in questo modo rischiate di perdere pure l’etichetta Web 2.0.
  • Lasciate che gli utenti possano attingere ai vostri contenuti via feed RSS.
  • Una volta raggiunta la popolarità dovete vendere, vendere, vendere. Niente IPO, fate in modo di essere acquisiti da Google, Yahoo!, Microsoft o da Rupert Murduch. Se non ci riuscite, potete sempre tentare la vendita su eBay.

[via: Ideas for Ideapreneurs]



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