Trovo stucchevole la polemica che sta rimbalzando in questi giorni tra i quattro cantoni della blogosfera nostrana. Non sono d’accordo con chi vede il nanopublishing come un improvviso ritorno del lato peggiore della vecchia new economy, perdonatemi l’ossimoro.
Non sono d’accordo con l’idea di nanopublishing che vede i visitatori principalmente come un target pubblicitario e successivamente (forse) come lettori interessati all’argomento. Trovo inoltre poco interessanti le critiche che non producono nuove idee, mi sembrano pareri non richiesti. Ritengo inoltre poco utile criticare un sistema senza fare un distinguo tra i modi in cui questo viene applicato.
Non capisco se il nanopublishing viene criticato perché ritenuto un modello non sostenibile dal punto di vista economico oppure perché si ritiene che produca dei contenuti qualitativamente scadenti. Nel primo caso sono affari di chi si è cimentato nell’iniziativa, nel secondo è sufficiente cambiare rotta di navigazione. Non credo sia così difficile evitare i siti che non ci piacciono.
In sostanza a chi giova questa polemica? A pochi o a nessuno? Alla fine non posso non essere d’accordo con Gaspar.