PayPerPost, il male assoluto

Ricordate PayPerPost? La società che paga i blogger per scrivere post promozionali?

Jason Calacanis, patron di Weblogs, Inc., ha deciso di dire la sua rispondendo a Pete Wright di PayPerPost.

Ecco alcuni estratti:

Pete: WebLogs Inc markets products through blogs, so does PayPerPost. Difference? We’re cheaper.

Jason: No, the difference is that we don’t allow deceptive advertising and you do.

All advertisement are clearly labeled as advertisements on our blogs. PayPerPost on the other hand creates the marketplace that allows people to get paid for DECEIVING their audience.

No one likes to be deceived–do you?

Una delle questioni fondamentali è rappresentata dal fatto che i blogger pagati da PayPerPost non sono obbligati a segnalare quali sono i post promozionali, questo ovviamente per fare in modo che appaiano più genuini, sinceri e di conseguenza maggiormente efficaci. PayPerPost in pratica promuove un sistema di pubblicità ingannevole.

Ed ecco il pensiero di chiusura di Calacanis:

You guys know in your hearts that deceptive marketing is, in fact, evil. I know there is some god in you–I can sense it. Take the high road. Sure, it’s not as easy to be one of the good guys, but you will sleep better at night and you will get much further.

Ten years from now do you want to be remembered as the place were covert marketers got their claws into the blogosphere and undermined the integrity of good bloggers everywhere? Well, in the .0001% chance you succeed at what you’re doing that will be the result-people will lose their faith in blogs. We spent years creating the blogosphere and educating the market of the value blogs-I’m not going to let you walk in here and destroy years of work.

You guys need to take a company retreat and think about what you want to be in life: evil, covert marketers or innovative participants in the blogosphere.

Right now you’re a cancer.

Sono pienamente d’accordo con Jason, avendo già espresso i miei dubbi quando fu lanciato il servizio di PayPerPost. Sono fiducioso però che le probabilità di successo della loro iniziativa restino veramente molto basse.

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  • http://www.payperpost.com Peter Wright

    Hi there,

    Thanks for the interesting view point. I do have to say that we are not promoting deception, as you say in your bog entry. I’ve answered that comment so many times before I’m not going to do it again, nor am I again going to get into childish argument with Jason’s views.

    What I will say is that we do care, we do listen and we are working hard on a solution that is both ehtical and honest. I’d advise anyone to just keep watching before casting judgement. Google was slammed for their ad-sense scheme but now they are accepted as the standard. As we mature, and our service matures with us, I’m sure the same will happen.

  • http://www.fogliata.net Tiziano

    Thank you for sharing your point of view.

    If you read an AdSense block you know you’re reading an advertisement. If you read a post written by a PayPerPost blogger you may don’t know it. I think there’s a subtle, but vital difference.

    Regards,
    Tiziano.

  • Alberto

    Hi,

    I have mixed feelings about payperclick: on one hand I think it’s sad that blogs sell-out to one of the worst elements of print-journalism: your advertising driving or influencing to say the least, content.

    On the other though, I think that the blogoshpere unlike print media is not a realm limited by scarsity, thus there will be enough opinions and debate out there to counter whatver is posted through paid posts. I also feel that given this lack of scarsity readers will have the final word in terms of what they read and trust, with print media, choice is always more limited so you can choose yes, but at the end of the day kind of have to trust what is on offer…

  • http://eiochemipensavo.diludovico.it eìo

    I think it can be easily said that the difference between a blog and a payperpost blog is the same as the one between a woman and an inflatable doll.

  • http://www.napolux.com Napolux

    Beh, siamo in un libero mercato… Che facciano pure, il lettore di blog medio secondo me ha le capacità di discernere tra post pubblicitari o no…

    Un esempio IMHO lampante qui da noi è Tecnocino.it, blog commerciale, vero, ma un blog che per mesi ha tenuto come sfondo del layout il logo “Nokia” non potrà che parlarne bene dei prodotti Nokia…

    Io leggo Tecnocino, ma per le opinioni sui cellulari Nokia vado da un’altra parte… O mi arrangio da solo.

    Così, se un blog pare sempre benevolo nei confronti della tal marca o del tal prodotto mi insospettisco, e mi rivolgo altrove, e non solo io…

  • http://www.fogliata.net Tiziano

    Diciamo che alla fine PayPerPost è solo un incentivo, non è la causa di tutti i mali.

    Se un blogger è onesto con i suoi lettori, pubblica un pezzo per PayPerPost e lo specifica. Se è disonesto può anche non utilizzare PayPerPost ma prendere soldi da un’altra parte per fare un publiredazionale spacciandolo per genuino.

  • http://www.deepvoid.it Falco Stellare

    Sono piuttosto perplesso quando vedo espressioni come “Il male assoluto”, mi viene una sorta di orticaria, un’allergia che mi passa solo scrivendo :-)

    Passiamo tutta la nostra vita a leggere opinioni altrui, attraverso qualsiasi mezzo scritto e non; per chi opera nel settore dell’IT è prassi quotidiana incontrare “opinionisti” al soldo (più o meno velatamente) di questa o quella società, con grandi o piccoli interessi, pronti a sfornare la recensione di turno debitamente oliata e lucidata. I redazionali mirati esistono da che esistono redazioni e editori, e da che esistono stipendi per chi scrive, a qualsiasi livello.

    Con sistemi come Payperpost si smette l’ìpocrisia per creare un business da ciò che in realtà è consolidata usanza da sempre. Che poi i messaggi siano nascosti o evidenziati come commerciali cosa cambia? E’ andato bene per anni a tutti, e ora ci mettiamo a fare i moralizzatori? C’è ben di peggio in giro nel mondo dell’informazione.

    Suvvia, un po’ meno savonarolismo, e un po’ più di sana saggezza della calma. Che un blogger metta insieme due soldi con il proprio hobby non credo aumenterà il grado di corruzione di un mondo che dovrebbe guardare da altre parti per trovare davvero “il male assoluto”…