C’è speranza per i Corporate Social Network?

Sono parecchie le aziende che, cercando di cavalcare la moda del momento, hanno effettuato importanti investimenti per la realizzazione di business community per tentare di stabilire delle relazioni con i propri clienti.

Pochi di questi esperimenti sembrano però aver prodotto buoni frutti, spesso perché l’azienda si è maggiormente concentrata sulla ricerca di un proprio vantaggio invece che tentare di costruire un qualcosa che portasse un reale e tangibile beneficio agli utenti.

Ed Moran, un consulente della società Deloitte, ha effettuato uno studio su 100 business online community. Ha rilevato che il 35% di questi siti ha meno di 100 utenti registrati ed il 25% ne ha meno di 1000. Un ulteriore dato da segnalare è che il 60% di tali aziende ha speso più di un milione di dollari per la realizzazione di questi progetti.

In molti casi si è scoperto che le aziende hanno la tendenza a concentrarsi eccessivamente sugli aspetti tecnologici del sito/strong>, cercando di replicare od inserire le funzionalità più cool o gli effetti grafici più appariscenti, trascurando però il tema di fondo che dovrebbe spingere gli utenti a registrarsi e partecipare alla vita della comunità.

Un altro aspetto fondamentale è la carenza di personale incaricato della gestione tali community. Nel 30% dei casi studiati il responsabile era un addetto part-time, mentre in altre situazioni veniva incaricata una figura dell’area marketing, spesso la stessa che si occupava anche degli altri siti aziendali.

Un terzo problema è quello relativo alle metriche per valutare il successo di tali iniziative, che puntano a stimolare la partecipazione ed il “passaparola”. Il numero di visitatori o le pagine viste non sono sicuramente gli strumenti migliori in questo caso. L’analisi del ranking sui motori di ricerca e il monitoraggio degli inbound forniscono probabilmente dei parametri di misurazione più corretti per questo scopo.

ReadWriteWeb fornisce l’esempio di un caso emblematico e particolarmente significativo di questa tendenza: un sito realizzato da Nestlé per creare una comunità relativa alla lettiera per gatti Purina Breeze. Date un’occhiata e giudicate ;)

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  • http://www.rinero.it Enrico

    Beh, il numero di utenti iscritti ha un’importanza relativa, visto che è chiaro che si sta andando verso un alto numero di comunità sempre più di nicchia.

  • http://www.fogliata.net Tiziano

    Secondo me però la domanda da porsi è se, per un’azienda, ha senso costruire una community spendendo 1 milione di dollari o se è invece opportuno utilizzare i social network esistenti per dialogare con le persone.

  • http://www.rinero.it Enrico

    Beh, in questo senso infatti ritengo che chi vuole provare a creare un social network deve aver ben chiaro il fine e le potenzialità che può ottenere, e soprattutto deve avere una certa “certezza” che gli utenti entreranno a farne parte. In questo senso, vedo possibilità di successo di questo nuovo strumento da parte di società che già hanno investito positivamente in comunicazione innovativa (aziende con blog di successo ad esempio, aziende con stretti contatti con i propri utenti etc)…