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> <channel><title>Tiziano Fogliata &#187; Riflessioni</title> <atom:link href="http://www.fogliata.net/category/riflessioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.fogliata.net</link> <description>web design, web marketing e ottimizzazione dei siti web</description> <lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 11:49:24 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>eBook reader, è il momento di acquistare un Kindle?</title><link>http://www.fogliata.net/2010/09/03/ebook-reader-kindle/</link> <comments>http://www.fogliata.net/2010/09/03/ebook-reader-kindle/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Sep 2010 19:13:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Tiziano Fogliata</dc:creator> <category><![CDATA[Riflessioni]]></category> <category><![CDATA[ebook]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=4321</guid> <description><![CDATA[Nell&#8217;ultimo periodo ho quasi ceduto alla tentazione di acquistare un Kindle, il famoso dispositivo di Amazon che consente di leggere libri in formato elettronico e documenti PDF. L&#8217;ultima versione del [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
href="http://www.fogliata.net/2010/09/03/ebook-reader-kindle/">eBook reader, è il momento di acquistare un Kindle?</a> <br
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class="post_image_link" href="http://www.fogliata.net/2010/09/03/ebook-reader-kindle/" title="Permanent link to eBook reader, è il momento di acquistare un Kindle?"><img
class="post_image alignleft" src="http://www.fogliata.net/wp-content/uploads/kindle-amazon-ebook-reader.jpg" width="300" height="300" alt="Kindle ebook reader di Amazon" /></a></p><p>Nell&#8217;ultimo periodo ho quasi ceduto alla tentazione di acquistare un <a
target="_blank" rel="nofollow" href="http://www.amazon.com/Kindle-Wireless-Reading-Display-Graphite/dp/B002Y27P3M/">Kindle</a>, il famoso dispositivo di Amazon che consente di leggere libri in formato elettronico e documenti PDF. L&#8217;ultima versione del Kindle è disponibile ad un prezzo piuttosto contenuto, tale da rendere l&#8217;oggetto molto più appetibile rispetto al passato.</p><p>Probabilmente però l&#8217;acquisto di un ebook reader, almeno per quanto mi riguarda, è ancora prematuro. Pare inoltre che molte aziende <a
target="_blank" href="http://futureofdocuments.blogs.xerox.com/2010/08/30/the-end-of-epaper-based-ereaders/">abbiano abbandonato lo sviluppo di tali prodotti</a>, forse perché <strong>l&#8217;arrivo dell&#8217;iPad ha rimescolato le carte in tavola</strong> e reso meno interessante un dispositivo pensato esclusivamente per la lettura dei testi.<span
id="more-4321"></span></p><p>Le <a
target="_blank" href="http://www.fiercecontentmanagement.com/press_releases/new-generation-kindles-are-fastest-selling-kindles-ever-and-already-best-selling-prod">vendite del nuovo Amazon Kindle</a> però sembrano confermare il forte interesse dei consumatori nei confronti degli ebook reader che, rispetto ad iPad e ad altri tablet, vantano una <strong>maggiore autonomia, un minor peso e una lettura dei testi più piacevole</strong>.</p><p><img
class="alignleft size-full wp-image-4322" title="minority-report-epaper" src="http://www.fogliata.net/wp-content/uploads/minority-report-epaper.jpg" alt="" width="350" height="146" />Inoltre, un paio di settimane LG  ha comunicato che entro la fine dell&#8217;anno inizierà a commercializzare una specie di <strong>carta digitale flessibile da 19&#8243;</strong> ed un&#8217;altra da 9,7&#8243; a colori. Forse non manca poi molto all&#8217;arrivo dei quotidiani su carta digitale, già visti in molti film di fantascienza come ad esempio Minority Report ;)</p><p><strong>Voi che opinione avete sugli ebook reader</strong>: ne avete già uno, avete intenzione di acquistarlo o li ritenete solo un accessorio di cui non sentite il bisogno?</p><p>Segnalo anche un articolo scritto da Alessandra Farabegoli che spiega <span
class="removed_link" title="http://www.girlgeekdinnersitalia.com/2010/03/la-mia-vita-con-il-kindle/">come il Kindle ha cambiato la sua vita</span>.</p><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=4040</guid> <description><![CDATA[Da circa un paio di mesi ho attivato l&#8217;opzione TIMxSmartphone sul mio iPhone. La tariffa ha un costo di 2 euro a settimana e mette a disposizione 200 Mb di [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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class="post_image_link" href="http://www.fogliata.net/2010/08/06/tim-x-smartphone-e-lobbligo-di-doversi-ricordare-sempre-la-scadenza/" title="Permanent link to TIM x Smartphone e l&#8217;obbligo di doversi ricordare sempre la scadenza"><img
class="post_image alignleft" src="http://www.fogliata.net/wp-content/uploads/tim-belen.jpg" width="200" height="200" alt="Belen nello spot TIM" /></a></p><p>Da circa un paio di mesi ho attivato l&#8217;opzione <a
target="_blank" href="http://www.tim.it/consumer/o104022/tariffa.do">TIMxSmartphone</a> sul mio iPhone. La tariffa ha un costo di 2 euro a settimana e mette a disposizione 200 Mb di traffico per la navigazione da cellulare (non per utilizzare il telefonino come modem).</p><p>Per quanto riguarda la qualità del collegamento e la copertura del segnale TIM mi posso ritenere più che soddisfatto. Quando <a
href="http://www.fogliata.net/2010/05/18/chiavette-internet-tre-tim/">utilizzavo la scheda Tre</a> sull&#8217;iPhone, erano numerose le occasioni in cui mi sono trovato fuori copertura, cosa che fino ad ora con TIM non mi è mai successa.<span
id="more-4040"></span></p><p>Quello che però faccio fatica a digerire è l&#8217;assurda modalità di rinnovo della tariffa TIMxSmartphone (comune anche ad altre opzioni TIM), che prevede il <strong>rinnovo automatico ma non istantaneo alla scadenza</strong>. Dato che la tariffa ha una durata di 7 giorni, alla mezzanotte del settimo giorno la tariffa scade. Il problema però è che essa <strong>non viene rinnovata immediatamente, ma entro un tempo massimo di 4 ore</strong> (come comunicato sul sito TIM). Questo significa che se voi navigate col cellulare dopo la mezzanotte del giorno di scadenza non state più sfruttando i 200 Mb settimanali, ma state pagando a consumo. Tanto per avere un&#8217;idea dei costi, <strong>è sufficiente scaricare 500 Kb di dati per consumare 3 euro di credito</strong>.</p><p>Sul proprio sito TIM avvisa che &#8220;<em>Prima di utilizzare i servizi dell’opzione è opportuno verificare l’avvenuto rinnovo onde evitare l’applicazione della tariffazione base</em>&#8220;. In effetti ogni settimana arriva un SMS quando l&#8217;offerta viene rinnovata. Forse però sarebbe più utile inviare un SMS quando si è vicini alla scadenza, in modo da ricordarlo al cliente.</p><p>Se per questioni puramente tecniche TIM non riesce a rendere istantanea la procedura di rinnovo, anche se mi risulta difficile crederlo, <strong>fornirebbe un migliore servizio al cliente avvisandolo prima e non obbligandolo a ricordarsi</strong> che alla mezzanotte del settimo giorno di ogni settimana potrebbe avere un &#8220;buco&#8221; di 4 ore. Anche perché in quelle 4 ore spendere qualche decina di euro non è poi così difficile.</p><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=3789</guid> <description><![CDATA[Facebook non va più di moda come una volta? Solo una paio di mesi fa si esaltava il presunto sorpasso ai danni di Google ed ora invece si inizia a [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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class="post_image_link" href="http://www.fogliata.net/2010/05/14/facebook-in-calo/" title="Permanent link to Facebook: sempre meno persone si iscrivono al social network?"><img
class="post_image alignleft" src="http://www.fogliata.net/wp-content/uploads/social-network.jpg" width="250" height="119" alt="utenti sul social network" /></a></p><p>Facebook non va più di moda come una volta? Solo una paio di mesi fa si esaltava il <a
target="_blank" href="http://www.motoricerca.net/2010/03/17/facebook-super-google/">presunto sorpasso ai danni di Google</a> ed ora invece si inizia a parlare di un <a
target="_blank" href="http://searchengineland.com/has-facebooks-active-user-growth-dropped-42036">calo nel tasso di crescita</a> degli utenti iscritti al social network.</p><p>Sicuramente le implicazioni correlate alla privacy sono iniziate a diventare un tema sensibile per gli utenti di Facebook, tanto che si è notato un considerevole aumento delle <a
target="_blank" href="http://searchengineland.com/how-do-i-delete-my-facebook-account-41651">ricerche relative a come cancellarsi dal social network</a>.</p><p>Sarà interessante analizzare il <a
target="_blank" href="http://www.facebook.com/press/info.php?timeline">tasso di crescita degli utenti</a> nei prossimi mesi, dato che dopo la recente conferenza F8 di Facebook pare che il numero di nuovi iscritti sia calato da 25 milioni al mese a circa 13/15 milioni.<span
id="more-3789"></span></p><p>Mi sembra eccessivo però parlare di crisi, dato che anche lo scorso anno si registrò un aumento di 25 milioni di nuovi utenti in un solo mese (tra gennaio e febbraio 2009) ed un tasso di crescita di &#8220;soli&#8221; 12,5 milioni di utenti nei due mesi successivi. Tale tasso poi continuò a crescere per poi esplodere nuovamente tra dicembre e febbraio 2010 grazie ad un incremento di 50 milioni di utenti in soli due mesi.</p><p>Oltre al numero di utenti in termini assoluti, sarebbe interessante poter valutare il loro grado di partecipazione. Capire quindi se la percentuale di utenti che si collega ogni giorno, pubblica notizie e interagisce con le altre persone è costante, in aumento o in calo. Le <a
target="_blank" href="http://www.facebook.com/press/info.php?statistics">statistiche di Facebook</a> dicono che circa il 50% degli utenti attivi esegue il login quotidianamente. E il restante 50% ogni quanto lo fa? Una volta alla settimana? Una volta al mese o mai?</p><p><strong>AGGIORNAMENTO 22/07/2010</strong>: Facebook ha <a
target="_blank" href="http://blog.facebook.com/blog.php?post=409753352130">raggiunto la quota di 500 milioni di utenti</a>.</p><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=3752</guid> <description><![CDATA[FourSquare pare essere diventata la moda del momento, pure io che lo utilizzo sporadicamente ricevo ogni giorno nuovi inviti da persone che nemmeno conosco. Ma di cosa si tratta? FourSquare [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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class="post_image_link" href="http://www.fogliata.net/2010/05/05/foursquare-twitter-facebook/" title="Permanent link to FourSquare su Twitter e Facebook? Usare con cautela"><img
class="post_image alignleft" src="http://www.fogliata.net/wp-content/uploads/foursquare.jpg" width="200" height="79" alt="FourSquare" /></a></p><p><a
target="_blank" href="http://foursquare.com/">FourSquare</a> pare essere diventata la moda del momento, pure <span
class="removed_link" title="http://foursquare.com/user/tixx">io che lo utilizzo</span> sporadicamente ricevo ogni giorno nuovi inviti da persone che nemmeno conosco.</p><p>Ma di cosa si tratta? FourSquare è un servizio che, grazie al ricevitore GPS integrato sui moderni smartphone, consente di <strong>comunicare ai propri amici dove ci si trova</strong>, aggiungendo anche dei messaggi di stato come avviene con altri social network. Uno degli scopi principali del servizio dovrebbe essere quello di segnalare luoghi interessanti.<span
id="more-3752"></span></p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-3754" title="cronologia-foursquare" src="http://www.fogliata.net/wp-content/uploads/cronologia-foursquare.png" alt="" width="355" height="282" />Si tratta sicuramente di un servizio che, a seconda dei punti di vista, può essere definito utile, inutile ma simpatico o per geek insaziabili ;)</p><p>Come Twitter, Facebook e altri servizi social, anche FourSquare presenta i suoi pro e i suoi contro. Questi ultimi dipendono principalmente da come viene utilizzato dalle persone.</p><p>Chi su Twitter manda messaggi ogni volta che prende un cappuccino, fuma una sigaretta o va in bagno, probabilmente vedrà in FourSquare una risorsa in più per comunicare al mondo, con tanto di mappa allegata al messaggio, il corretto espletamento delle proprie funzioni fisiologiche ;)</p><p>Fino a che il flusso di tali informazioni resta confinato all&#8217;interno del recinto di FourSquare poco male, dato che i destinatari sono solo le persone che hanno stretto amicizia con l&#8217;utente. Il problema inizia a diffondersi quando si decide di <strong>collegare il proprio account FourSquare a Twitter e/o Facebook</strong>.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-3755" title="foursquare-facebook-twitter" src="http://www.fogliata.net/wp-content/uploads/foursquare-facebook-twitter.png" alt="" width="376" height="324" /></p><p>In questo caso, se si sceglie di condividere sui due social network qualsiasi attività svolta su FourSquare, rischiate di rompere le scatole a centinaia di persone (a seconda del numero di follower che avete su Twitter e amici su Facebook) ogni volta che decidete di comunicare la vostra posizione e fare checkin su FourSquare.</p><p>E&#8217; vero che se a qualcuno non piace quello che pubblicate può sempre decidere di smettere di seguire i vostri aggiornamenti. Però comunicare quotidianamente a tutti, quando uscite di casa la mattina, vi fermate al bar e rientrate a casa, vuol dire andarsela a cercare ;)</p><p>PS: non frega niente a nessuno nemmeno se siete diventato il sindaco di casa vostra o avete conquistato un nuovo distintivo ;) Per sapere di cosa si tratta consulta le <a
target="_blank" href="http://foursquare.com/help/">pagine di aiuto di FourSquare</a>.</p><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=3035</guid> <description><![CDATA[Spesso si citano i grandi numeri raggiunti da Facebook o gli incredibili tassi di crescita di Twitter ma pare che molti dimentichino che esiste un software come Skype che vanta [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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class="alignleft size-full wp-image-3036" title="skype social facebook" src="http://images.fogliata.net/wp-content/uploads/skype-social-facebook.png" alt="skype social facebook" width="250" height="235" />Spesso si citano i grandi numeri raggiunti da Facebook o gli incredibili tassi di crescita di Twitter ma pare che molti dimentichino che esiste un software come <a
target="_blank" href="http://www.speedblog.net/tag/skype/">Skype</a> che vanta un numero di utenti maggiore rispetto a <a
target="_blank" href="http://www.facebook.com/tiziano.fogliata">Facebook</a>, <a
target="_blank" href="http://twitter.com/tixx">Twitter</a> e MySpace messi insieme.</p><p><strong>Skype conta infatti più di 540 milioni di utenti</strong> e si tratta di persone che non hanno effettuato solo una semplice registrazione al sito, ma hanno scaricato, installato e configurato un programma. Questo è sicuramente un aspetto da non sottovalutare.</p><p><strong>Skype però non hai mai fatto leva sulla potenza di tale network di persone</strong>, cosa che invece hanno sfruttato benissimo altre piattaforme che hanno raggiunto il successo proprio sfruttando il meccanismo della socialità.<span
id="more-3035"></span></p><p>Come però sottolinea giustamente <a
target="_blank" href="http://www.loosewireblog.com/2010/01/skypes-new-dawn.html">Jeremy Wagstaff</a>, Skype ha sicuramente la possibilità per diventare uno strumento centrale rispetto ai vari social network e offre funzioni che essi non offrono come la possibilità di effettuare chiamate e videochiamate, inoltrare telefonate verso numeri di rete fissa e cellulari e lasciare messaggi sulla segreteria di un utente.</p><p>Ovviamente non si tratta di qualcosa che si può fare in poco tempo, si tratta di aprire le porte all&#8217;interoperabilità con gli altri network e anche aggiungere una serie di funzioni che lo rendano uno strumento adatto a gestire le numerose relazioni tipiche dei social network. Skype però avrebbe sicuramente delle buone carte da giocare in questa partita. Non resta che attendere e vedere se deciderà di lanciarsi in questa avventura. Voi come vedreste uno Skype più social?</p><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=2513</guid> <description><![CDATA[Secondo uno studio condotto dalla Harvard Business Review pare che il 10% degli utenti Twitter più attivi sia &#8220;responsabile&#8221; del 90% dei tweet (i messaggi inviati su Twitter). In media, [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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target="_blank" href="http://blogs.harvardbusiness.org/cs/2009/06/new_twitter_research_men_follo.html" target="_blank">Harvard Business Review</a> pare che il 10% degli utenti Twitter più attivi sia &#8220;responsabile&#8221; del 90% dei tweet (i messaggi inviati su Twitter). In media, negli altri social network,  il 10% degli utenti più attivi genera il 30% dei contenuti.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-2514" title="utenti-twitter" src="http://media.fogliata.net/2009/06/utenti-twitter.png" alt="utenti-twitter" width="550" height="360" /><span
id="more-2513"></span></p><p>Dallo studio emergono inoltre anche altri dati:</p><ul><li>gli uomini hanno in media il 15% di follower in più rispetto alle donne;</li><li>in media circa il 50% degli utenti scrive meno di un messaggio su Twitter ogni 74 giorni.</li></ul><p>Questi dati possono lasciar intuire che su Twitter:</p><ul><li>sono presenti moltissimi account utilizzati solo per fare spam;</li><li>è elevato il numero di utenti che si iscrivono ma non partecipano attivamente non si sa se per noia, mancanza di tempo oppure perché si sono iscritti per semplice curiosità;</li><li>la maggior parte delle comunicazioni sono unidirezionali (da uno a molti).</li></ul><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
href="http://www.fogliata.net/2009/06/03/statistiche-twitter/">Il 10% degli utenti di Twitter generano il 90% dei messaggi</a> <br
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isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=1735</guid> <description><![CDATA[Spesso chi decide di aprire un blog è un po&#8217; indeciso quando arriva il momento di stabilire quali categorie creare per organizzare i contenuti che pubblicherà sul proprio spazio. Nella [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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src="http://media.fogliata.net/2008/09/folksonomy.gif" alt="" title="folksonomy" width="216" height="144" class="alignleft size-full wp-image-1737" />Spesso chi decide di aprire un blog è un po&#8217; indeciso quando arriva il momento di <strong>stabilire quali categorie creare</strong> per organizzare i contenuti che pubblicherà sul proprio spazio. Nella scelta va però tenuto presente che ormai quasi la totalità dei CMS per blog permette sia la suddivisione degli articoli sia per categorie che per tag.</p><p>Chi ha iniziato a <em>bloggare</em> molti anni fa non aveva questo problema: esistevano solo le categorie. Col passare del tempo però questo unico metodo di gestione portava alla creazione di un elevato numero di categorie, molte delle quali inutilizzate perché troppo specifiche ed altre contenenti gli stessi articoli perché troppo generiche.<br
/> <span
id="more-1735"></span><br
/> Dovendo aprire un nuovo blog oggi seguirei questa regola generale: pochissime categorie principali definite in base agli argomenti che intendiamo trattare sul blog e tutto il resto lo affiderei ai tag.</p><p>C&#8217;è anche chi preferisce affidarsi esclusivamente ai tag, personalmente però ritengo molto utile l&#8217;utilizzo congiunto delle categorie. Queste ultime andrebbero considerate come le varie sezioni di un quodiano, o le rubriche di una rivista. Non quindi come un metodo per etichettare quel particolare articolo ma come un modo per organizzare quella tipologia di articolo.</p><p>Mi piacerebbe però conoscere i vostri pareri, suggerimenti e valutazioni sull&#8217;argomento, considerando che si tratta di un tema piuttosto delicato quando si tratta di stabilire l&#8217;organizzazione dei contenuti di un blog.</p><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=1700</guid> <description><![CDATA[La nuova versione beta di Internet Explorer 8 è disponibile da ieri e alcune delle sue nuove funzioni hanno già scatenato un vivace dibattito, soprattutto considerando l&#8217;impatto che potrebbero avere [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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target="_blank" href="http://www.microsoft.com/windows/internet-explorer/beta/worldwide-sites.aspx">Internet Explorer 8</a> è disponibile da ieri e alcune delle sue nuove funzioni hanno già scatenato un vivace dibattito, soprattutto considerando l&#8217;impatto che potrebbero avere sul mondo della pubblicità online.</p><p>Questa nuova versione è infatti <a
target="_blank" href="http://blogs.msdn.com/ie/archive/2008/08/25/ie8-and-privacy.aspx">molto più orientata alla sicurezza</a> e alla tutela della privacy degli utenti rispetto alle precedenti edizioni del browser di casa Microsoft.<br
/> Internet Explorer 8 introduce alcune nuove funzionalità come <strong>InPrivate™ Browsing</strong>, <strong>InPrivate™ Blocking</strong> e <strong>InPrivate Subscriptions</strong> che consentono un maggior controllo sulle informazioni che l&#8217;utente può inviare o ricevere mentre naviga su un sito web.</p><div
style="text-align:center;"><img
src="http://media.fogliata.net/2008/08/internet-explorer-8-01.jpg" alt="" title="internet-explorer-8-01" width="482" height="95" class="alignnone size-full wp-image-1701" /></div><p><span
id="more-1700"></span><br
/> <strong>InPrivate™ Blocking</strong>, in particolare, tiene traccia di tutti quegli elementi (JavaScript ad esempio) che vengono spesso utilizzati per tracciare il comportamento degli utenti sui vari siti. Quando uno di questi elementi viene rilevato su più di 10 siti, l&#8217;indirizzo di provenienza di tale elemento viene inserito in una &#8220;lista nera&#8221; e quindi bloccato.</p><p>Internet Explorer 8 consente inoltre di aggiungere manualmente elementi a questa lista e anche di ottenere maggiori informazioni sul sito di provenienza.</p><p>Microsoft non ha concepito tale funzione con lo scopo di bloccare la pubblicità, anche se un suo portavoce ha dichiarato che InPrivate™ Blocking potrebbe effettivamente impedire la visualizzazione di messaggi pubblicitari sui siti web.</p><p>Esistono già numerose soluzioni di terze parti sia per Internet Explorer che per altri browser (<a
target="_blank" href="http://adblockplus.org/en/">AdBlock Plus</a> per Firefox ad esempio) capaci di bloccare banner ed altre forme di pubblicità presenti sui siti. E&#8217; facile però rendersi conto di che conseguenze possa avere una soluzione del genere implementata di default sul browser più diffuso al mondo.</p><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=1683</guid> <description><![CDATA[Una recente conversazione con dei colleghi mi ha fornito lo stimolo per scrivere questo post che avevo in cantiere da tempo. Il tema è l&#8217;uso, anzi l&#8217;abuso dei Content Management [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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src="http://media.fogliata.net/2008/08/cms.jpg" alt="" title="cms" width="180" height="142" class="alignleft size-full wp-image-1685" />Una recente conversazione con dei colleghi mi ha fornito lo stimolo per scrivere questo post che avevo in cantiere da tempo. Il tema è l&#8217;uso, anzi l&#8217;<strong>abuso dei <a
target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Content_management_system" target="_blank">Content Management System</a></strong> nella realizzazione dei siti web aziendali.</p><p>Nel 2008 può sembrare un po&#8217; luddista e retrò mettere in discussione l&#8217;utilità di uno strumento come il CMS, che ha permesso ad un notevole numero di persone di pubblicare contenuti sul Web senza richiedere particolari competenze di tipo tecnico. A scanso di equivoci voglio quindi precisare che sono un fervente sostenitore di questo strumento e, chi mi conosce, sa che li uso quotidianamente nell&#8217;adempimento del mio lavoro.<br
/> <span
id="more-1683"></span><br
/> Diversi anni di esperienza ed il confronto diretto con persone impegnate nella realizzazione di siti web, soprattutto aziendali, mi hanno però portato a credere che <strong>in molti casi l&#8217;impiego di un CMS può non essere la soluzione ottimale</strong> né per il cliente né per l&#8217;agenzia.</p><h3>Considerare il progetto nella sua globalità</h3><p>Se si è abituati a lavorare spesso con un particolare CMS si può commettere l&#8217;errore di approcciarsi ad un progetto web pensando secondo le logiche proprie di quella piattaforma. Non si pensa al modo migliore per trasformare le idee in realtà ma piuttosto a come far coincidere le necessità del cliente con le caratteristiche dello strumento. Ci sono situazioni in cui il punto di ottimo viene raggiunto senza richiedere né interventi drastici sul CMS né aggiustamenti o rivisitazioni delle esigenze del cliente. In altri casi però uno dei due fronti deve necessariamente cedere.<br
/> Fortunatamente molti degli attuali sistemi di gestione dei contenuti sono sufficientemente flessibili e riescono ad adattarsi piuttosto bene ai diversi scenari, anche se prima o poi capita sempre di scontrarsi con i limiti ed i vincoli imposti dallo strumento.<br
/> Bisogna quindi valutare in maniera adeguata i benefici apportati dall&#8217;implementazione del CMS con i possibili rischi che si potrebbero incontrare strada facendo.</p><h3>Tutti i siti sono dinamici in fase di analisi</h3><p>E&#8217; molto educativo poter assistere sia alle dimostrazioni d&#8217;uso di un CMS che al loro impiego reale nel corso della normale routine aziendale. E&#8217; sicuramente esaltante avere la possibilità di modificare qualsiasi contenuto in tempo reale con un semplice clic del mouse, poter impostare date di scadenza per i documenti, gestire cicli di approvazione per la pubblicazione ed il versioning dei contenuti. Quanto però di ciò che è effettivamente possibile viene in realtà utilizzato?<br
/> Ha senso usare un complesso sistema di gestione quando in un sito l&#8217;unica area dinamica sono le news? Non sarebbe più opportuno valutare quali aree del sito sono soggette a modifiche più frequenti ed adottare strumenti ad hoc per la loro gestione?<br
/> Se un progetto prevede una complessa gerarchia di documenti in costante espansione è molto probabile che un CMS rappresenti la soluzione ideale. Se però solo una parte del sito ed una tipologia di contenuto richiede tale necessità forse è più opportuno realizzare un sistema che soddisfi tale esigenza piuttosto che estendere la complessità a tutto il sito.</p><h3>Istruzione all&#8217;uso</h3><p>Un altro dei fattori da tenere in considerazione riguarda l&#8217;utilizzo dello strumento da parte del cliente. Alzi la mano chi non si è mai trovato di fronte alla necessità di inserire contenuti per conto di un cliente al quale è stato fornito un CMS. Nonostante l&#8217;apparente semplicità, i diversi Content Management System richiedono comunque una buona dose di pratica da parte dell&#8217;utente finale. In caso di difficoltà da parte di quest&#8217;ultimo può capitare quindi che venga contattato il fornitore che, a seconda dei casi, spiega le procedure corrette oppure provvede direttamente alla modifica o all&#8217;inserimento dei contenuti. E&#8217; superfluo sottolineare che, in entrambe i casi, viene meno uno dei principali vantaggi per i quali è stato pensato il CMS.</p><h3>Prestazioni</h3><p>Personalmente tendo a considerare poco serio un CMS che non offra una funzione basilare come il <strong>caching</strong>. Che sia caching dell&#8217;intera pagina, un caching parziale o livello di query tale funzione consente di alleggerire il carico di lavoro del server quando un utente richiede una pagina del sito. Ecco un semplice esempio per chiarire meglio questo concetto (i puristi mi perdonino ;)):</p><ul><li>quando un utente visita una pagina di un sito web dinamico, il CMS esegue tutta una serie di operazioni sul database per reperire le informazioni da mostrare all&#8217;utente sotto forma di pagina in linguaggio html;</li><li>senza un sistema di caching il CMS dovrebbe ripetere tutte le stesse identiche operazioni per ogni utente che visita quella determinata pagina, anche se i contenuti della pagina non cambiano da una visita all&#8217;altra;</li><li>è chiaro quindi che un sistema di caching permetta di soddisfare un maggior numero di richieste evitando al server di dover continuamente compiere le stesse identiche operazioni.</li></ul><p>Tornando al tema principale del post, è evidente che utilizzare un sistema dinamico per aree del sito destinate a rimanere immutate per molto tempo significa aggiungere complessità dove non ce n&#8217;è bisogno.</p><h3>Considerazioni finali</h3><p>La scelta dello strumento adatto alla realizzazione di un&#8217;idea è sempre un passaggio delicato all&#8217;interno di un progetto web. Inoltre la Rete è piena di discussioni e guerre di religione tra i sostenitori di questo o di quel CMS. A mio avviso invece è utile fare un passo indietro e valutare, in prima istanza, se vale la pena adottare uno tra i CMS che offre il mercato. Il rischio infatti è quello di lasciarsi tentare da una strada in discesa che rende veloce e rapido l&#8217;avvio di un progetto ma che, in futuro, può tramutarsi in un ripido e tortuoso sentiero di montagna.</p><p>E&#8217; quindi opportuno valutare e tenere sempre presenti:</p><ul><li>le reali esigenze del cliente;</li><li>la struttura organizzativa del cliente, le competenze e le risorse che è disposto ad impiegare per la gestione de sito;</li><li>l&#8217;importanza di ridurre il più possibile la complessità;</li></ul><p>Il tema affrontato è complesso ed è sicuramente pretenzioso pretendere di affrontarlo in tutti gli aspetti in un singolo post. Mi piacerebbe quindi conoscere le vostre impressioni sperando che possa nascere una discussione in merito.</p><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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isPermaLink="false">http://www.fogliata.net/?p=1665</guid> <description><![CDATA[Sono parecchie le aziende che, cercando di cavalcare la moda del momento, hanno effettuato importanti investimenti per la realizzazione di business community per tentare di stabilire delle relazioni con i [...]<p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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src="http://media.fogliata.net/2008/07/gatto.jpg" alt="" title="gatto" width="206" height="211" class="alignleft size-full wp-image-1666" />Sono parecchie le aziende che, cercando di cavalcare la moda del momento, hanno effettuato importanti investimenti per la <strong>realizzazione di business community per tentare di stabilire delle relazioni con i propri clienti</strong>.</p><p>Pochi di questi esperimenti sembrano però aver prodotto buoni frutti, spesso perché l&#8217;azienda si è maggiormente concentrata sulla ricerca di un proprio vantaggio invece che tentare di costruire un qualcosa che portasse un reale e tangibile beneficio agli utenti.</p><p>Ed Moran, un consulente della società <a
target="_blank" href="http://www.deloitte.com/">Deloitte</a>, ha effettuato uno studio su 100 business online community. Ha rilevato che il 35% di questi siti ha meno di 100 utenti registrati ed il 25% ne ha meno di 1000. Un ulteriore dato da segnalare è che <strong>il 60% di tali aziende ha speso più di un milione di dollari per la realizzazione di questi progetti</strong>.<br
/> <span
id="more-1665"></span><br
/> In molti casi si è scoperto che le aziende hanno la tendenza a <strong>concentrarsi eccessivamente sugli aspetti tecnologici del sito/strong>, cercando di replicare od inserire le funzionalità più <em>cool</em> o gli effetti grafici più appariscenti, trascurando però il tema di fondo che dovrebbe spingere gli utenti a registrarsi e partecipare alla vita della comunità.</p><p>Un altro aspetto fondamentale è la </strong><strong>carenza di personale incaricato della gestione tali community</strong>. Nel 30% dei casi studiati il responsabile era un addetto part-time, mentre in altre situazioni veniva incaricata una figura dell&#8217;area marketing, spesso la stessa che si occupava anche degli altri siti aziendali.</p><p>Un terzo problema è quello relativo alle metriche per valutare il successo di tali iniziative, che puntano a stimolare la partecipazione ed il &#8220;passaparola&#8221;. Il numero di visitatori o le pagine viste non sono sicuramente gli strumenti migliori in questo caso. L&#8217;analisi del ranking sui motori di ricerca e il monitoraggio degli inbound forniscono probabilmente dei parametri di misurazione più corretti per questo scopo.</p><p><a
target="_blank" href="http://www.readwriteweb.com/archives/corporate_social_networks_are.php">ReadWriteWeb</a> fornisce l&#8217;esempio di un caso emblematico e particolarmente significativo di questa tendenza: un sito realizzato da Nestlé per creare una comunità relativa alla <a
target="_blank" href="http://www.breezeforcats.com/testimonials.html">lettiera per gatti Purina Breeze</a>. Date un&#8217;occhiata e giudicate ;)</p><p>Post pubblicato da Tiziano Fogliata: <a
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