L’Italia fatta in casa: incontro con Alberto Alesina, Andrea Ichino, Giuliano Ferrara e Beppe Severgnini

di il martedì 19 gennaio 2010

in Eventi e Incontri

fotoOggi, presso l’hotel Four Seasons di Milano, si è tenuto un incontro organizzato da The Ruling Companies Association dedicato al nuovo libro di Alberto Alesina (Harvard University) e Andrea Ichino (Università di Bologna) intitolato “L’Italia fatta in casa“. Al dibattito partecipano anche due illustri firme del giornalismo italiano: Giuliano Ferrara (Il Foglio) e Beppe Severgnini (Il Corriere della Sera). Alla discussione non ha potuto partecipare Lucia Annunziata che è dovuta partire per Haiti per conto della Rai.

Il lavoro di Alesina e Ichino si sviluppa intorno al presupposto che in Italia l’entità della produzione familiare, quella non rilevata dalle statistiche, è superiore rispetto a quella di altre nazioni. Partendo da questo fatto, gli autori si chiedono se questo fattore può indurre a pensare che il nostro Paese sia più ricco di quanto si pensi. Se ciò è vero, quali costi e quali controindicazioni comporta questo stile di vita tutto italiano?

Alesina ed Ichino confrontano la situazione dell’Italia con quella di altri paesi: USA, Norvegia e Spagna. Secondo le statistiche ufficiali, ogni italiano produce in media 42,6 euro al giorno, contro i 75,9 degli USA, gli 82,5 della Norvegia e il 43,3 della Spagna. Calcolando l’elevato ammontare di tempo dedicato dagli italiani al lavoro domestico, sia utilizzando il metodo del costo opportunità sia quello del costo di mercato, possiamo però dire che in Italia la produzione è molto più elevata rispetto a quella degli altri paesi.

Questa “Italia fatta in casa” però ha dei costi. Uno di questi può essere definito come “Familismo amorale“, ossia in quella tendenza che porta gli italiani a fidarsi molto di più dei familiari piuttosto che degli estranei. Questa tendenza limita di molto la tendenza a creare beni pubblici, se questi non vanno a vantaggio dei membri della famiglia. Gli italiani, ad esempio, tendono a mantenere pulite ed ordinate le proprie case mentre si comportano in maniera diversa quando si trovano in luoghi pubblici.

Un secondo problema è quello della disparità tra la condizione dell’uomo e quella della donna. L’Italia è l’unico (tra i paesi esaminati) dove la differenza tra la quantità di ore di lavoro delle donne e degli uomini è molto marcata. Questa differenza non ha origine nel mercato ma all’interno della famiglia. Gli autori avanzano la proposta di tassare meno il lavoro femminile rispetto a quello maschile, in modo da bilanciare la situazione. Spesso infatti la disparità di retribuzione punta a valutare diversamente il lavoro maschile rispetto a quello femminile. Questa idea risolverebbe sicuramente più problemi rispetto a trovate come le quota rosa o i vari comitati per le pari opportunità.

L’importanza dei legami familiari porta anche ad altre conseguenze come la forte immobilità geografica degli italiani e la tendenza a cercare luoghi di lavoro e di studio sotto casa. In Italia, la famiglia è spesso anche un luogo di erogazione di servizi sociali: assistenza agli anziani, cura dei bambini e altro ancora. Questi compiti in molti altri paesi sono spesso svolti da strutture esterne o dallo Stato. Le numerose università italiane sono frutto della necessità e dalla richiesta di avere l’ateneo sotto casa e questo ha contribuito ad un appiattimento dell’offerta formativa e ad una bassa qualità educativa.

Andrea Ichino evidenzia la necessità di effettuare degli interventi per sanare alcuni problemi patologici che affliggono il nostro Paese.

Ma alcuni di questi aspetti negativi, davvero sono imputabili esclusivamente al ruolo e alle caratteristiche della famiglia o dipendono dalla mancanza di un meccanismo meritocratico e alla tendenza all’assistenzialismo?

Alesina sostiene che le influenze della struttura familiare hanno un fortissimo impatto sulla realtà e sulla situazione dei diversi paesi, soprattutto in Italia.

Sempre Alesina inoltre non condivide la teoria secondo la quale l’Italia abbia resistito meglio alla crisi perché finanziariamente più arretrata di altri paesi. L’Italia ha perso come altri paesi in questo periodo e nessun numero al momento dimostra il contrario.

Giuliano Ferrara introduce alcune osservazioni al lavoro di Alesina e Ichino, sottolineando ad esempio come la ricerca di eguaglianza a tutti i costi tra il ruolo dell’uomo e quello della donna potrebbe portare a tutta una serie di rigidità, come è avvenuto nel mondo della scuola.

Beppe Severgnini con la sua consueta simpatia riporta le sue impressioni sul libro dei due economisti. Sempre Severgnini afferma che in Italia è in atto una sorta di meridionalizzazione del Paese che ha modificato alcuni atteggiamenti delle famiglie del Nord. Severgnini sostiene inoltre che è opportuno correggere alcune storture del sistema italiano ma si augura che alcuni aspetti umani tipici della famiglia italiana non vadano persi.

Alesina illustra anche come in Italia il governo abbia risposto alla crisi in maniera inadeguata, semplicemente sostenendo che la situazione è meno grave rispetto a quella di altri paesi. La cosa più grave è che il governo ha lanciato il messaggio che la colpa va ricercata altrove e che sostanzialmente noi ci possiamo fare poco. Anche Ferrara concorda sulla valutazione di Alesina riguardante la gestione della crisi da parte del ministro Tremonti.

La piacevolissima ed interessante discussione si chiude con una triste è ormai nota certezza: l’Italia necessità di riforme ma sembra che nessuno le voglia fare.


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