Giusto bloccare i social network in ufficio?
Stando ad una ricerca condotta dalla Challenger Gray & Christmas, una società di Chicago specializzata in consulenza nel settore delle risorse umane, pare che il 22% delle aziende blocchi l’accesso ai siti di social networking vedendo in essi una minaccia per la produttività aziendale ed un’oasi di rifugio per i dipendenti più pigri.
L’indagine ha riguardato circa 200 capi del personale ed è stata condotta durante una convention a Chicago. E’ da segnalare inoltre che l’8% delle aziende tende invece ad incentivare l’uso di tali siti, per favorire la collaborazione tra i collaboratori e trovare nuovi sbocchi per i propri prodotti.
Gli strumenti di social networking, per alcuni tipi di aziende, possono sicuramente rappresentare delle importanti risorse. E’ però lecito pensare che non sono rari i casi nei quali l’accesso a Facebook o a Twitter sia utilizzato esclusivamente per ingannare il tempo nell’attesa del termine della giornata di lavoro o della pausa pranzo.
Voi cosa ne pensate, dita la vostra nel sondaggio o nei commenti:









Io penso che sia l’errore che fanno tantissime società:
sparare nel mucchio sperando di prendere qualcosa.
Bloccare i siti internet è un po’ come togliere le sedie dalla stanza ristoro con i distributori automatici.
Se uno vuol perdere tempo, un sistema lo trova sempre.
Quello che invece le aziende non capiscono è che se sono arrivate a pensare che il loro personale stia perdendo tempo, allora realmente c’è uno spreco altissimo di denaro, ma non è quello speso per pagare il personale fannullone (che oltretutto ultimamente ha costi sempre più bassi) bensì quello, molto più alto, speso per pagare i vari RESPONSABILI di queste persone.
Infatti se il lavoratore è pagato per lavorare, il suo responsabile è pagato, profumatamente, per controllare che il lavoro proceda, che non ci siano sprechi ne mancanze. Per cui, come dice il termine stesso, se il lavoratore non lavora, la Responsabilità è di chi lo deve gestire.
Una domanda: se il mio responsabile ad inizio giornata mi dà dei lavori da fare, con una certa tempistica e con una determinata qualità di risultato e io alla fine della giornata ho soddisfatto le sue esigenze, sono considerato ugualmente un perditempo se sono anche rimasto del tempo collegato ad un qualche social network? e se invece a fine giornata non ho concluso i miei compiti, ma internet era bloccata, sono considerato un “impiegato oberato di lavoro”? Dal mio punto di vista è discutibile anche la necessità di timbrare il cartellino, quella di fare tot ore ecc.
Tutte necessità nate dal fatto che qualcuno non è in grado di misurare la vera e unica cosa essenziale: il LAVORO SVOLTO.