Giusto bloccare i social network in ufficio?

lug
18
2008

Stando ad una ricerca condotta dalla Challenger Gray & Christmas, una società di Chicago specializzata in consulenza nel settore delle risorse umane, pare che il 22% delle aziende blocchi l’accesso ai siti di social networking vedendo in essi una minaccia per la produttività aziendale ed un’oasi di rifugio per i dipendenti più pigri.

L’indagine ha riguardato circa 200 capi del personale ed è stata condotta durante una convention a Chicago. E’ da segnalare inoltre che l’8% delle aziende tende invece ad incentivare l’uso di tali siti, per favorire la collaborazione tra i collaboratori e trovare nuovi sbocchi per i propri prodotti.

Gli strumenti di social networking, per alcuni tipi di aziende, possono sicuramente rappresentare delle importanti risorse. E’ però lecito pensare che non sono rari i casi nei quali l’accesso a Facebook o a Twitter sia utilizzato esclusivamente per ingannare il tempo nell’attesa del termine della giornata di lavoro o della pausa pranzo.

Voi cosa ne pensate, dita la vostra nel sondaggio o nei commenti:

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  • Io penso che sia l'errore che fanno tantissime società:
    sparare nel mucchio sperando di prendere qualcosa.
    Bloccare i siti internet è un po' come togliere le sedie dalla stanza ristoro con i distributori automatici.
    Se uno vuol perdere tempo, un sistema lo trova sempre.
    Quello che invece le aziende non capiscono è che se sono arrivate a pensare che il loro personale stia perdendo tempo, allora realmente c'è uno spreco altissimo di denaro, ma non è quello speso per pagare il personale fannullone (che oltretutto ultimamente ha costi sempre più bassi) bensì quello, molto più alto, speso per pagare i vari RESPONSABILI di queste persone.
    Infatti se il lavoratore è pagato per lavorare, il suo responsabile è pagato, profumatamente, per controllare che il lavoro proceda, che non ci siano sprechi ne mancanze. Per cui, come dice il termine stesso, se il lavoratore non lavora, la Responsabilità è di chi lo deve gestire.
    Una domanda: se il mio responsabile ad inizio giornata mi dà dei lavori da fare, con una certa tempistica e con una determinata qualità di risultato e io alla fine della giornata ho soddisfatto le sue esigenze, sono considerato ugualmente un perditempo se sono anche rimasto del tempo collegato ad un qualche social network? e se invece a fine giornata non ho concluso i miei compiti, ma internet era bloccata, sono considerato un "impiegato oberato di lavoro"? Dal mio punto di vista è discutibile anche la necessità di timbrare il cartellino, quella di fare tot ore ecc.
    Tutte necessità nate dal fatto che qualcuno non è in grado di misurare la vera e unica cosa essenziale: il LAVORO SVOLTO.
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