Gli investimenti in innovazione in Italia e in Europa al Cisco Expo 2008 
Il Prof. Giacomo Vaciago inizia il suo intervento mostrando alcuni dati estrapolati da un rapporto Mediobanca per illustrare come in Italia le tre regioni che guidano lo sviluppo sono Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Nonostante l’economia mondiale stia rallentando, in Italia si ha un vero e proprio freno.
L’Italia è continuamente esposta agli shock globali come l’aumento prezzo del petrolio ed il cambio euro/dollaro ed il nostro paese purtroppo risente di questi fattori in maniera peggiore rispetto ad altre nazioni. Noi stiamo cercando ancora di costruire l’Europa ma ormai la realtà è globale e quindi è necessario pensare al mondo.
“Crescono solo i paesi piccoli ed aperti”, questa è la conclusione che nasce dall’osservazione su cosa è avvenuto in Europa negli ultimi 15 anni. Le small open economy sono quei paesi che pensano prima al mercato mondiale che a quello domestico e non viceversa come spesso avviene in Italia. L’Irlanda, l’Inghilterra e la Finlandia sono nazioni che sono cresciute molto pensando in questo modo, investendo sul mercato.
Certe cose le sappiamo dal 1776 (Adam Smith): la crescita deriva dalla specializzazione e dalla connessa attività innovativa, che risultano dall’aumentata dimensione del mercato da servire. I grandi paesi come Italia e Germania hanno sempre cercato di fare tutto internamente, senza specializzarsi, mentre altri come la Finlandia hanno optato per la specializzazione.
Le aziende italiane fanno crescere più il PIL degli altri paesi rispetto a quello interno: spostando all’estero le loro unità produttive. All’Italia servirebbe quello che le aziende hanno già capito: serve mercato e merito. In Italia la più grossa azienda è il sistema scolastico: dalle scuole materne alle università sono circa 10 milioni di persone. Se il merito non è applicato nella scuola è poi difficile applicarlo nel resto della attività della vita del paese.

