Spesso l’obiettivo principale di una campagna di web marketing non è la mera creazione di traffico sul sito, ma la generazione di conversioni, dove per conversione si intende un’azione compiuta dal visitatore sul sito. Alcuni tipi di traffico tendono a convertire meglio di altri ed il meccanismo sottostante è abbastanza semplice da spiegare a parole ma certamente più complesso da mettere in atto. Si tratta di catturare l’attenzione del giusto pubblico nel momento in cui è mentalmente predisposto a compiere una determinata azione (ad esempio l’acquisto di un prodotto).
La pubblicità su alcuni tipi di siti converte notoriamente molto poco ed ora pare che in questa categoria si sia prepotentemente affermato un nuovo sovrano: Facebook. Questa almeno è l’opinione di SEO Black Hat, che personalmente trovo molto interessante ed in buona sostanza condivisibile.
Oltre ai bassi tassi di click through, il problema principale è che l’utente medio di Facebook visita sicuramente un gran numero di pagine per ogni sessione di navigazione ma non è minimamente predisposto all’acquisto: la sua mente è impegnata in altre attività. Se poi improvvisamente viene colto da frenesia da shopping è molto più facile che vada su Google ed inizi a cercare, fuggendo quindi da Facebook.
Il clamore suscitato dall’introduzione del nuovo sistema pubblicitario su Facebook dovrebbe quindi essere valutato alla luce di due considerazioni:
- Quanto durerà l’euforia per Facebook? Quanti utenti lo abbandoneranno quando uscirà il prossimo social network “di tendenza”?
- Se gli utenti di Facebook non sono mediamente predisposti all’acquisto e quindi la pubblicità su Facebook si dimostrerà poco redditizia, quanto sarà sostenibile questo modello nel lungo termine?
