Se tutti facessero come Facebook? 
Facebook è il secondo sito di social networking più visitato al mondo (il primo è MySpace) ed attualmente sta crescendo del 3% ogni settimana. Circa la metà dei suoi utenti registrati visita il sito quotidianamente, ogni mese genera 40 miliardi di pagine viste ed è il sesto sito più trafficato negli Stati Uniti.
Il lancio del servizio Facebook Platform, avvenuto nel mese di maggio, ha dato un forte contributo alla crescita del sito e ha reso Facebook uno dei social network più interessanti sia per gli utenti sia per gli altri operatori presenti in Rete.
Facebook ha infatti permesso agli sviluppatori esterni di progettare applicazioni e di renderle disponibili a tutti i suoi utenti, una tentazione irresistibile per chiunque voglia far conoscere il proprio servizio online.
Esistono infatti applicazioni create da LinkedIn, RedBull, Washington Post, Last.fm, Twitter, Digg e molti altri. La logica è quella di integrare i dati presenti su altri siti/servizi all’interno del proprio profilo Facebook.
Quando l’utente Pippo installa una di queste applicazioni, i suoi amici ricevono una notifica che li informa che Pippo ha deciso di installare l’applicazione X. In molti casi lo spirito di emulazione spinge gli amici ad installare l’applicazione X, anche solo per curiosità. Così facendo, grazie al sistema delle notifiche, il numero di utenti di quella determinata applicazione può crescere in maniera considerevole nel giro di pochissimo tempo.
Jason Kottke però pone un interessante interrogativo: cosa accadrebbe se realtà come Flickr, LinkedIn, Google, Microsoft, MySpace, YouTube, MetaFilter, Vimeo e Last.fm adottassero lo stesso comportamento di Facebook?
Per molti sarebbe necessario dover sviluppare le stesse applicazioni in diversi linguaggi proprietari per adattarsi ad ogni piattaforma, specialmente a quelle più popolari.
Probabilmente quindi uno dei progetti più interessanti per il futuro non sarà quello di avere una o più piattaforme basate su applicazioni proprietarie da utilizzare in un walled garden come Facebook, ma avere applicazioni aperte che sarà possibile integrare all’interno dei vari social network permettendo di stabilire i vari permessi di accesso e controlli sulla privacy. Un po’ la differenza, come sottolinea sempre Jason, tra quello che era AOL e quello che è Internet.


2 Luglio 2007 alle 15:25
Ciao Tiziano
Vero. Ma vero anche che sono poche le altre realtà ad avere un approccio così “orizzontale”, diciamo generalista, come Facebook (o MySpace). YouTube ha da sempre un sistema di personalizzazione della pagina come MySpace, ma nello stesso tempo non è mai stato quello il suo focus. Idem dicasi per Flickr o LinkedIn. Discorso diverso forse per Microsoft, ma sono un secolo indietro
Potrebbe quindi essere un lavoro per MyBlogLog, ma mi sembra abbiano un po’ perso il treno…
1 Marzo 2008 alle 05:04
Condivido a pieno il pensiero della persona che ha psotato prima di me.
Vorrei fare un appello a tutti gli utenti che usano e sono convintissimi della piattaforma MySpace nel senso che, state in campana, MySpace non ha la webusability sul chaptcha. Il captcha è quel codicino, messo in un riquadro a modo di immagine, dove viene raffigurato un codice alfanumerico e di tipo dinamico (dinamico = che a ogni caricamento della pagina cambia) e deve essere ricopiato all’interno del campo di testo posto immediatamente sotto. All’interno di MySpace viene usato il captcha, che serve a buttare fuori la gente che programma un bot (bot = un falso utente che tenta a iscriversi) che fa la scanzione dell’intero sito e come becca un form di registrazione tenta di inviare la propria reg. Il fatto di usare il captcha fa allontanare utenti che creano questi bot e allo stesso tempo alontana tutti quei utenti che devono usare tecnologie d’assistenza per navigare i siti web. Per tecnologie di assistenza si intende, prettamente, utenti che rientrano nel campo della web usability. La web usability interessa tutti quei utenti che sono prettamente non vedenti. Lo spaces di casa Microsoft, che è legato a msn, ha anche lui, dal canto suo, il captcha, ma lo utilizza con l’accoppiata vincente della web usability. Tutto questo viene da lunghi studi e “scanzioni” dell’intero forum presente sotto MySpace. A voi utenti di MySpace l’ardua sentenza e la convinzione a cambiare immediatamente. MySpace usa tecnologia obsoleta che andava bene negli anni 50, mentre lo Spaces di casa Microsoft usa tecnologia moderna.