Ragioni contro il tag nofollow

di il lunedì 31 gennaio 2005 · 7 commenti

in Motori di ricerca, Sviluppo Web

In queste ultime settimane c’è stato molto rumore intorno all’introduzione del tag rel=”nofollow” che permette di linkare un sito senza per questo farne aumentare il page rank agli occhi di Google. In pratica il motore di ricerca ignorerà il link nel calcolo del page rank del sito. La motivazione che sta all’origine di questa “innovazione” è la volontà di combattere lo spam che invade regolarmente i commenti dei blog. Gli spammer infatti prendono di mira i blog più frequentati per inserire a costo zero numerosi link pubblicitari in modo da aumentare la loro visibilità agli occhi di Google. Si capisce da subito però che l’attributo nofollow non elimina di per sè lo spam, semmai limita l’interesse a metterlo in atto.
D’altro canto però questo modo di prevenire lo spam pone sullo stesso piano gli spammer e i normali utenti, penalizzando però questi ultimi.
Partendo poi dal presupposto che il Web deve il suo nome e il suo senso alla capacità di stabilire collegamenti tra informazioni, che danno ne potrebbe derivare dalla diffusione dell’attributo nofollow? In pratica, se applicassimo a questa banale modifica comportamentale il principio di universalizzazione potremmo dire: “Se tutti applicassero l’attributo rel=”nofollow” il Web sarebbe un posto migliore? ”
Questo secondo me cambia (e non poco) il modo di vedere la situazione.

Altre informazioni sull’argomento:
Scobleizer
NoNoFollow
Preventing comment spam


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{ 7 commenti }

1 rebecca T 31 gennaio 2005 alle 15:13

ma scusa, non ho capito 2 cose:
1- più gente ti linka più sali in alto in google?
2- se metti il tag rel=eccetera, il sito linkato non sale in alto in google?
Ma allora che centra lo spam? Quelli mica lo mettono, il tag.
(mi sfugge qualcosa, lo sento)
(eppoi ho sempre sognato di capire cosa diavolo è il page rank)

2 Tiziano 31 gennaio 2005 alle 15:44

In pratica più siti ti linkano più il tuo page rank aumenta. Il discorso però è più complesso poiché Google considera anche l’importanza del sito e il contenuto della pagina. In altre parole, un link al tuo sito da parte di http://www.repubblica.it ha un peso di gran lunga superiore rispetto ad un altro collocato su http://www.forneriadagigi.it
E’ importante inoltre che il contenuto della pagina che ti linka sia pertinente ai criteri utilizzati per la ricerca.

Il tag rel=”nofollow”, non è stato pensato per essere utilizzato dagli spammer, ma da chi gestisce un sito, in particolare un blog. Ad esempio in questa pagina è riportato il testo “rebecca T” che contiene il link a http://www.blogdiscount.org/. Io posso modificare il template del mio blog in modo che compaia:
a href=”http://www.blogdiscount.org” rel=”nofollow”
invece che:
a href=”http://www.blogdiscount.org”

3 Rebecca T 31 gennaio 2005 alle 17:14

Oh, grazie. Sei stato illuminante.

4 Tiziano 31 gennaio 2005 alle 17:49

Prego, mi spiace solo non aver adottato lo stile professorale nella spiegazione. ;)

5 Matteo Gallinucci 29 settembre 2007 alle 13:36

A questo proposito però modererei i commenti di spam qui sopra :D

6 Tiziano 29 settembre 2007 alle 14:34

Hai ragione, all’epoca mi erano sfuggiti. Grazie per avermeli segnalati :)

7 Antonio Milanese 31 marzo 2008 alle 18:15

Beh nel caso dei commenti di Blogspot mi sembra più che giusto. Un commento non è un link dell’autore del sito, e soprattutto si evita lo spam nei commenti…

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